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365 VOLTE TORINO
prefazione di Bruno Gambarotta

VERSIONE BILINGUE

ITALIANO
INGLESE

Torino una città profonda,
un po' enigmatica e misteriosa,
ma creativa e frizzante.


Quell'allure di Torino che la intendeva grigia, fumosa, un po'magica, ma sostanzialmente industriale si è completamente spezzata. Chiuso quel periodo legato quasi esclusivamente all'automobile, la città si è scoperta vitale, innovativa e desiderosa di recuperare il tempo.
In questo modo ha potuto ritrovare la bellezza tipicamente sabauda dei suoi palazzi, trasformare le aree industriali dismesse e rendere vivi quei quartieri dormitorio con laboratori artistici, centri d'incontro e plessi culturali.

Diversa dal resto delle città italiane,
Torino merita di essere vista e vissuta.


Ecco quindi l’intento di questo libro: illustrare la città soprattutto attraverso immagini che mettano in evidenza questi vari aspetti sottolineati creando un racconto fotografico che inizia dal centro urbano, fino ad allargarsi ai confini metropolitani e alla “Corona di Delizie” sabauda.

PREFAZIONE

Torino è la mia città. E lo sarà per sempre. Se per qualche ragione devo allontanarmi per poco o per tanto tempo dalla mia città, sento di essere agganciato a lei da un elastico che si tende ma non si rompe e prima o poi mi ripoterà indietro.
Le splendide fotografie di questo libro mi spiegano il motivo del fascino che esercita su di me una città dove non sono nato. Le visioni di Torino con le luci che punteggiano le grandi arterie, i profili di case e di palazzi. provocano in chi le contempla una percezione di bellezza assoluta.
È il "disegno" di una città nata da un pugno di menti visionarie che vedevano una capitale là dove sorgeva un accampamento romano. A pianta quadrata, con le tende allineate e due vie principali, il cardo e il decumano, che s'incrociavano al centro. Moltissime altre città sono state originate da un accampamento e non risulta che i loro abitanti conservino lo stesso attaccamento all'ordine e alle linee rette.
In duemila anni molte abitudini si perdono. Si perdono ovunque ma non a Torino. È a lui che penso quando mi trovo lontano da casa e sono preda di un attacco di nostalgia per la mia città. Emanuele Filiberto. Se io sono quello che sono, se noi torinesi siamo quelli che siamo, se Torino è quella che è, è a lui che dobbiamo dire grazie. È lui che decide il 7 febbraio 1563 di trasferire la capitale del Ducato da da Chambéry a Torino, da un versante delle Alpi a quello opposto. È lui il primo a decidere non solo di popolare una capitale ma di farla "disegnare" da grandi menti.
Le fotografie del libro mettono in posizione centrale Palazzo Madama. Giustamente.
È di gran lunga l'edificio più antico fra quelli ancora abitati. In realtà ne comprende tre, uno dentro l'altro. Il primo è la Porta Decumana della Torino romana, Augusta Taurinorum, che aveva li il fronte verso il Po. Il secondo: nel 1276 Guglielmo VII, marchese del Monferrato e padrone di Torino, fa costruire una rocca chiamata "casa forte" che assorbe la Porta Decumana, comprese le due torri con sedici lati ciascuna. Terzo cambiamento: il 12 gennaio 1675 muore Carlo Emanuele II. La vedova, Maria Giovanna Battista, diventa reggente (Madama Reale) e va a vivere nel castello. Otterrà dal figlio, Vittorio Amedeo Il, di sistemare la facciata di quello che grazie a lei prenderà il nome di Palazzo Madama. Affidando i lavori a Filippo Juvarra che dal 1718 al 1721 progetta e realizza la facciata e quel capolavoro assoluto che è lo scalone.
A Torino non esiste solo uno "spirito del tempo" ma anche uno "spirito del luogo". Per me Torino, nelle piazze e negli incroci dei viali è soprattutto una stupenda sequenza di grandi e maestose scenografie, un immenso palcoscenico sul quale ogni giorno si recita la vita. Tutti siamo attori in questa recita, tutti egualmente importanti. In locandina non ci sono ruoli principali e ruoli secondari, divi e comparse. Contemplando questo spazio urbano mi viene da pensare che chiunque l'abbia attraversato prima di me abbia teso un invisibile filo che si è aggiunto agli infiniti altri a formare la "trama" della città. Trama nel duplice significato, sia in quello del tessuto che tiene insieme, che connette la vita collettiva dei cittadini, sia nel senso di racconto della città, come quando si racconta la trama di un film o di un romanzo. Ciascuno di noi, se vive la città, contribuisce con il suo passaggio, con la sua attività, con il suo semplice "esserci" ad arricchire e complicare quella trama.
Possiamo fare nostro il motto che Carlo Alberto adottò prendendolo in prestito dal Conte Verde. Era, in francese antico, "J'atans mon anstre". Attendo la mia stella. Che non tarderà ad arrivare.

Bruno Gambarotta




Ornella Paletto - Giuseppe Parola

365 VOLTE TORINO

editore IL PUNTO - PIEMONTE IN BANCARELLA
edizione 2021
pagine 176
formato 21x21
brossura con alette
tempo medio evasione ordine
2 giorni

20.00 €
18.70 €

ISBN : 978-88-6804-073-4
EAN : 9788868040734

 
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