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ALLIEVI E MAESTRI
l'università di Torino nell'Otto-Novecento
Nato agli inizi del Quattrocento, l'Ateneo torinese è uno dei più antichi d'Italia: questo libro, fuori da ogni intento celebrativo, ne ripercorre la vicenda nel secolo e mezzo seguiti all'Unità, usando la chiave del rapporto tra docenti e studenti. L'idea sottesa è che un buon allievo è colui che aiuta il maestro a dare il massimo, e un buon maestro è chi è in grado non solo di formare buoni allievi, ma chi sa anche imparare da loro.
Dietro alcune figure di allievi eccellenti, come Vilfredo Pareto, Augusto Monti, Antonio Gramsci, Piero Sraffa, Norberto Bobbio, l'autore fa emergere i loro professori - Peano, Lombroso, Ruffini, Mosca, Loria, Einaudi, Solari, Prato, Fraccaroli, Graf, Cosmo... - e una folla di personaggi (altri «allievi» e altri «maestri») che, attraverso il rapporto dell'Università con la società civile, il mondo economico e la classe politica, aiutano a comprendere un po' del peculiare spirito che anima questa «severa» e «positiva» città che è Torino.


Non l'Università di Torino - una delle più antiche d'Italia - è protagonista di questo volume, ma i suoi docenti e i suoi studenti: quei docenti che hanno saputo essere davvero maestri e quegli studenti che ne sono stati i degni allievi, diventando a loro volta maestri.
Sfilano, nelle pagine del libro, personaggi illustri che hanno seduto sulle cattedre e sui banchi dell'Ateneo, svolgendovi tutta la loro carriera - di scolari prima, di professori poi: Giuseppe Peano, Luigi Einaudi, Francesco Ruffini - oppure vi si sono formati, per portare poi altrove l'essenza degli insegnamenti ricevuti, come Vilfredo Pareto, Piero Martinetti, Piero Sraffa, Federico Chabod, Carlo Dionisotti; o, ancora, docenti giunti a Torino da varie parti d'Italia (Cesare Lombroso, Gaetano Mosca, Gaetano De Sanctis, Lionello Venturi...), in qualche caso dall'estero (Jacob Moleschott o Robert Michels) o da esperienze miste tra Italia ed Europa (come Francesco Faà di Bruno, Arturo Farinelli, Franco Venturi). Non mancano coloro che non hanno abbracciato la «vita degli studi» (per usare un'espressione emblematica di uno dei grandi maestri, Gioele Solari): uomini che, dopo gli studi nell'Ateneo torinese, hanno svolto il loro magistero nella scuola (Augusto Monti) o nelle battaglie culturali e politiche (da Palmiro Togliatti a Vittorio Foa, da Felice Balbo a Franco Antonicelli), o che, semplicemente, hanno scelto la letteratura, come Cesare Pavese. Infine, v'è anche chi non è riuscito a concludere il suo «garzonato universitario», diventando ugualmente maestro di vita, di azione, di pensiero: Antonio Gramsci.
Una galleria di medaglioni, quella qui contenuta, che delinea un percorso cronologico, provando altresì a individuare una duplice tendenza. Da una parte, la serietà dello studio, il rigore del metodo, la passione per la conoscenza; dall'altra, l'idea che l'insegnamento universitario abbia - servendosi della felice espressione di Norberto Bobbio, uno dei protagonisti di questa storia - una «funzione civile». Ecco, dunque, farsi largo, intorno alle ricerche scientifiche dei vari ambiti disciplinari (dalla matematica alla filosofia, dalla storiografia alla letteratura, dalla fisica alla chimica, dall'ingegneria alla medicina), le strutture istituzionali dell'ex capitale, la sua vita culturale, i suoi movimenti politici. Attraverso le biografie politico-intellettuali degli «allievi e maestri» si delinea la stessa storia della città, tanto nelle sue connessioni interne, quanto negli incroci con vicende e situazioni nazionali e internazionali.
Una storia di intrecci, dunque, nella quale l'università è il filo conduttore che permette di cogliere almeno un po' di quel genius loci subalpino che tanta importanza ha avuto nella storia d'Italia.
Angelo d'Orsi, professore di Storia del pensiero politico contemporaneo nell'Università di Torino (Scienze politiche), studia la vita intellettuale torinese da molti anni. Il suo La cultura a Torino tra le due guerre (Einaudi, 2000, Premio Acqui Storia), ha suscitato un vastissimo dibattito politico e storiografico. E studioso, più in generale, di storia degli intellettuali (l'ultimo suo libro è Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi, 2001), ma si occupa anche di metodologia e storia della storiografia (ha curato, tra l'altro, La città, la storia, il mondo. Cento anni di storiografia a Torino, il Mulino, 2001, e ha appena pubblicato un Piccolo manuale di storiografia, Bruno Mondadori, 2002). Dirige i «Quaderni di Storia dell'Università di Torino».
INDICE

Premessa
Nota ai testi
Elenco delle abbreviazioni

I. Alma Mater Taurinensis. L'Ateneo
di Torino dall'Unità ai nostri giorni
II. Il marchese Vilfredo Pareto, detto Fritz
III. Gaetano Mosca, conservatore galantuomo

Alma Mater Taurinensis. Una storia per immagini

IV. La classicità dei moderni. Augusto Monti allievo
di Giuseppe Fraccaroli
V. Lo studente che non divenne «dottore». Antonio Gramsci nella Facoltà di Lettere
VI. Piero Sraffa, figlio della cultura positiva
VII. La vita degli studi, da Solari a Bobbio

Indice dei nomi





Angelo D'Orsi

ALLIEVI E MAESTRI

editore CELID
edizione 2002
pagine 276
formato 17x24
brossura con alette
tempo medio evasione ordine
6 giorni

23.00 €
23 €

ISBN : 88-7661-502-4
EAN : 9788876615023

 
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