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ANIMALI DELLE ALPI
Viaggio pittorico di Nick Edel
Un compagno di Accademia un giorno mi disse in tono perentorio: «Non penserai di fare Arte dipingendo camosci!?».
La sua opinione era condivisa praticamente da tutti coloro che a quel tempo formavano il mio mondo artistico. L'insegnamento del disegno, la rappresentazione del vero, la ricerca della manualità, il lavoro di «bottega», si stavano perdendo in un mare di parole che condannavano irrimediabilmente l'idea del dipingere che mio padre e mio nonno mi avevano trasmesso. Ero veramente confuso, infelice.
Mi piaceva disegnare il cane di famiglia o schizzare gli alberi incorniciati dalla finestra della mia stanza. Quando poi vedevo un gallo di monte prendere il volo fra i rododendri ne riportavo un'emozione così accesa che appena a casa cercavo di riproporlo sulla carta o sulla tela.
Mi vergognavo di questa mia diversità e credo di avere raggiunto momenti di sincera disperazione che mi induceva a pensare di non essere adatto a vivere la vita dell'artista. Qualcuno mi consigliava di dedicarmi all'illustrazione, ma non accettavo di interpretare graficamente i sentimenti o le storie che altri avevano scritto, volevo fortemente dipingere le favole che io stesso immaginavo.
In poche parole, senza ancora saperlo, appartenevo per vocazione precisa al mondo dei pittori naturalisti, ma la cultura artistica italiana non aveva alcun interesse per una scuola che non era di moda.
Erano gli anni Cinquanta ed assistevo inerme alle esperienze astratte ed aggressive dei giovani pittori che venivano invitati alla Biennale ed ambivano a premi importanti. Lasciai la scuola di Pittura e passai a Decorazione (l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino propone tre facoltà: Pittura, Scultura e Decorazione). Fu una scelta felice.. mi dedicai allo studio e poi alla professione di progettista di interni e disegnatore di arredi; avevo così modo di rispondere ad esigenze reali, a richieste specifiche e finalmente potevo dipingere, isolato, ma totalmente libero.
Ricordo con particolare nostalgia uno dei miei primi lavori: l'albergo «Lo Stambecco» a Plan Maison, Cervinia. In un ambiente ideale per il mio spirito di appassionato montanaro, ho realizzato una gradevole architettura d'interni, arricchita da un grande affresco di un vecchio stambecco che, arrampicata ogni montagna, era ormai arrivato alle nuvole. Correva l'anno 1957 e nell'anno successivo scolpivo uno stambecco in legno per la stazione delle funivie di Cime Bianche.
Il mio viaggio pittorico fra gli Animali delle Alpi era iniziato.
L'attrazione per gli animali selvatici, unita al desiderio di raffigurarli nell'interezza della loro statura poetica, mi ha portato, negli anni successivi, a compiere qualche timida ricerca. Dovevo approfondire la conoscenza. La cosa non fu sempre facile, anche perché i selvatici non hanno avuto intenzioni di reciprocità, anzi spesso avrebbero evitato totalmente qualsiasi confidenza con la pericolosa specie uomo.
All'inizio del mio ormai consapevole rapporto con la wildlife mi sono posto un quesito importante: «Come devo considerare gli animali?». I filosofi dell'antichità non mi hanno aiutato molto.
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Presentando una «personale» di Nick Edel a Torino nella primavera del 1966, Piero Novelli scriveva: soprattutto Edel è un pittore libero.
Sono artista anch'io, ma non sono libero, dovrei, forse, dirvi perché, ma questa è un'altra storia. Dopo una solenne bevuta di «Finest Islay Malt 21 Years Old», Nick, amico e compagno di tante avventure, mi ha chiesto di schizzare una sua breve biografia. Come rifiutare di fronte a tanta generosità? La bottiglia era sua.
Novelli, quando scrisse che «Nick Edel è un pittore libero» si riferiva al fatto che: «C'è nella pittura di Edel una specie di consapevolezza interiore della crisi che travaglia il Mondo, sicché - da un lato - ecco un nostalgico riandare a tempi scomparsi..., dall'altro lato, invece, una intuizione singolare di ciò che avverrà, quale sarà la risoluzione della crisi, vale a dire, un ritorno a certi valori, a certi princìpi, senza i quali il Mondo non potrà essere altro che una palla che gira nella Galassia, ... nella pittura di Edel occorre cogliere il messaggio morale. Guardando il suo Contadino, il suo Minatore, i suoi Animali tracciati con un'abilità e un senso del disegno che, talvolta, rammentano il miglior Permeke, il più valido Gustave De Smet, non si deve prescindere dall'intimo significato del segno. Nasce, a questo punto, il dubbio di aver presentato Nick Edel come un pittore «impegnato), (,,engagé», avrebbe detto Vittorini ai tempi eroici del «Politecnico»). Non è così. Edel, soprattutto, è un pittore libero».
Ho insistito sul concetto di «Libertà» perché, secondo me, questa è la chiave per seguire e capire il lavoro di Edel dai tempi dell'Accademia sino ad oggi. Nick Edel ha compiuto i suoi studi al Liceo Artistico e all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove ha avuto per Maestri Domenico Valinotti, Italo Cremona e Francesco Menzio. Ne ha ricevuto indicazioni importanti e nello stesso tempo contrastanti.
Fra la Maturità Artistica e gli studi all'Accademia, Edel ha viaggiato per oltre un anno attraverso l'Europa, con il sistema dell'auto-stop, che era l'unico che le sue finanze gli permettessero. Gli garantivano la sopravvivenza lavori di ogni tipo, ai quali si adattava con grande disinvoltura e spesso risolveva il problema del pranzo o della cena con quelli che ama ricordare come «Ritratti Stradali» ovverosia profili tracciati al carbon-grasso a militari o donzelle disposti a portarsi a casa un Portrait d'artiste» a poco prezzo e con breve concessione di posa in una piazza o in un giardino pubblico. Fu un pellegrinaggio disordinato.
Viaggiava cogliendo messaggi diversi che lo hanno riportato a casa con un'inconsapevole, ma radicata, vocazione alla ricerca «nella Natura». Infatti più che i Musei visitati, più che le Architetture ammirate, furono le Foreste della Germania, i Fiordi della Norvegia, goduti mentre era "mozzo" su un piccolo mercantile, e le Colline della Scozia a lasciargli un Segno indelebile di bellezza.
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Nick Edel

ANIMALI DELLE ALPI

editore PRIULI & VERLUCCA
edizione 1996
pagine 104
formato 19x29
telato con sovracoperta colori
tempo medio evasione ordine
ESAURITO

46.50 €
46.5 €

ISBN : 88-8068-043-9
EAN :

 
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