| ARTE E STORIA DI TORINO |
| Quest'opera
è un panorama, rapido ed efficace, di venti secoli che "hanno
fatto" Torino e i Torinesi, dalla Augusta dei Taurini con le sue vestigia
venerande alla città dei Savoia e del Risorgimento, alla metropoli
divenuta in un secolo uno dei grandi poli industriali della Penisola. Venti
secoli di storia, di arte e di cultura, delineati da noti specialisti e
ricercatori diretti, con intelligente partecipazione, dalla direttrice dell'Archivio
di Stato Isabella Massabò Ricci. I centri storici della maggiori città italiane sono profondamente connotati dal Medioevo e Rinascimento hanno lasciato ben poco alla città subalpina, allora nobile ma modesto borgo allo sbocco delle grandi vallate. La vera Torino nasce con i Savoia, duchi e re, monarchia a cavallo dell'arco alpino, che la antepongono a Chambéry e la scelgono nella seconda metà del Cinquecento come definitiva, stabile capitale di uno stato destinato a crescere nei secoli fino a divenire centro motore dei destini della Penisola. Emanuele Filiberto e soprattutto il suo successore, Carlo Emanuele I, na curano l'avvio del disegno e cominciano a impostare le linee di sviluppo, progettandone l'espansione al di là delle mura. Torino capitale, città scenario di una corte e di un governo, si svilupperà così in pieno Barocco e in pieno Rococò su un piano destinato a segnarla nel tempo. Saranno fra gli altri, Ascanio Vitozzi, Carlo e Amedeo di Castellamonte, Guarino Guarini, Filippo Juvarra e Benedetto Alfieri a pianificare, a costruire e a ricostruire, a progettare e a rettificare vie e piazze, a circondare la capitale dei superbi complessi delle "deliciae" sabaude. La città capitale è, e dunque, città barocca e rococò nell'architettura e nell'armonico impianto urbanistico, nelle chiese, nei palazzi e nei monumenti. Vedere, capire "questa" Torino non è soltanto vederne i complessi monumentali: è "vederne la forma", percorrerne le strade, gli ampi viali rettilinei, i tanti, tantissimi portici, capirne le prospettive e i significati. Nessun altra città italiana è stata così a fondo penetrata dagli avvenimenti di questi ultimi due secoli. Torino capitale, Torino protagonista, cresciuta dopo l'abbattimento delle mura del primo Ottocento, fino a proiettarsi sul fiume e oltre il fiume, entra nella grande storia e diviene il punto di riferimento nei giorni fausti e infausti del Risorgimento della Penisola e dei suoi popoli. Palazzi, strade piazze e monumenti ricordano, solenni, alla nostra memoria storica, i protagonisti, le lotte, le passioni, le vicende degli italiani. I grandi palazzi barocchi della città sabauda divengono, da Palazzo Madama a Palazzo Carignano, i palazzi della prima capitale del Regno, una capitale destinata a rimanere tale per pochissimi anni, fino al trasferimento a Firenze, cui seguiranno gli anni amari di una crisi sorda e diffusa. Una crisi destinata a sfociare, però, dopo pochi decenni, nel graduale progetto della più nuova Torino, della città guida di un modello industriale di più vasto respiro, centro di una rivoluzione capace di trasformare, poco a poco, la città dei Savoia in una città fabbrica, una italica Detroit, capitale dell'automobile. La Coabitazione con la Fiat, gigante dell'industria europea, che si pone l'obbiettivo di motorizzare l'Italia, e non l'Italia soltanto, è, nei fatti, all'origine di una rapida, grande ondata di immigrazione proveniente, negli ultimi decenni, soprattutto dal Meridione. E' un'ondata che raddoppia la popolazione, dilata la città ad area metropolitana e la fa diventare la "terza città del Sud" dopo Napoli e Palermo, comunità mosaico di autentici torinesi e di "torinesi meridionali" che, pur nella più piena adesione all'amalgama cittadino, conservano basi dialettali, tradizioni e motivi aggregazione tipici della loro terra d'origine. |
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