| BAMBINI
AFFITTATI vaché e sërvente: un fenomeno sociale nel vecchio Piemonte rurale e montano |
| Nella
quasi totalità delle famiglie contadine di un tempo, soprattutto
quelle delle vallate, le uniche cose che si tramandavano da una generazione
all’altra, oltre a un po’ di terra, erano la miseria e la fame.
La scarsità di cibo condizionava tutta l’esistenza fin dalla nascita, e dei tanti figli che venivano al mondo molti morivano a pochi giorni o pochi mesi di età, a causa di malattie determinate dalle disperate condizioni di vita di tutta la famiglia. Per chi sopravviveva c’era il problema quotidiano di sfamarsi, che per i bambini veniva risolto mandandoli via da casa a lavorare: maschi e femmine, fin dagli otto o nove anni, venivano «affittati» per diversi mesi ad altre famiglie che sovente avevano solo un po’ di miseria in meno. Così il tempo del gioco finiva presto, e in primavera nei mercati e nelle fiere, oltre a vendere, comprare e scambiare merci, molti contadini affittavano i propri figli per impiegarli nella custodia del bestiame al pascolo o in altri lavori. In montagna, in collina e in pianura, per secoli la sorte dei figli di poveri contadini è stata questa. |
INDICE Prefazione, di Donato Bosca Introduzione Il lavoro minorile La famiglia e l’ambiente di vita I bambini trovatelli L’alimentazione L’infanzia, le malattie e la medicina popolare L’istruzione Il gioco Le feste per i bambini Mercati, fiere e osterie I trasferimenti I lavori in cascina Album I lavori all'alpeggio Dalla montagna alla grande città L’emigrazione giovanile Da vaché a garzone Il lavoro in filanda Il lavoro nelle cave di pietra La legge sul lavoro minorile I ricordi Bibliografia |
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