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UN BÒCIA TRA LE STELLE Quel Toro del '57 |
| Campionato di calcio di serie A. Torino anni Cinquanta: una squadra in lenta risalita dopo l'immane tragedia di Superga. Le passioni sportive condensate in una sola, memorabile stagione, quella del 1956-57; la migliore da quel triste 1949. Affermati campioni (Jeppson, Arce, Ricagni, Tacchi...) e un ragazzino, un "bòcia" in piemontese, (Romano Fogli) giocano divinamente bene e fanno rivivere in pochi mesi ai loro tifosi le antiche sensazioni provate con il Grande Torino. Dopo otto anni la squadra granata terminerà nuovamente il torneo davanti ai cugini bianconeri. PREFAZIONE "Da mediano, Fogli ottiene un consenso incredibile, distrugge l'azione avversaria, costruisce la propria, si batte con chiunque gli si pari di fronte, in genere il giocatore avversario con più classe e li mette tutti in soggezione, anche un certo Boniperti II." (E Calzia - E Caremani "Angeli e Diavoli rossoblù" Bradipolibri 2003) Dа Santa Maria a Monte, il paese in Toscana dove sono nato e dove vivo, al mitico stadio Filadelfia, il salto fu enorme. L'emozione di giocare sul campo calpestato dal grandissimo Valentino Mazzola e da tutto iL Grande Torino scomparso nella tragedia di Superga non mi faceva dormire. Nel campionato 1955-56, dopo un anno trascorso nelle giovanili, il dottor Annibale Frossi, allenatore della prima squadra granata, mi chiamò per giocare le ultime due partite della stagione, al posto di Enzo Bearzot, in partenza per andare all'Internazionale. Ricordo benissimo la formazione che scese in campo contro la Sampdoria, al Filadelfia, e che vinse 2-1: Rigamonti, Grava, Brancaleone, Fogli, Grosso, Moltrasio, Antoniotti, Buthz, Pellis, Bacci, Bertoloni. Dovevo compiere ancora diciotto anni. I compagni di squadra, tutti più vecchi di me di dieci, undici anni, mi accolsero benissimo; mi avevano preso in simpatia, mi davano consigli, mi dicevano di stare tranquillo e di "darla via subito, che poi qualche giocata sarebbe venuta da sola". A parte L'emozione dei il primi dieci minuti, giocai bene. Fu un esordio motto positivo. Dal Santa e Maria a Monte, nei dilettanti, ero arrivato a giocare in serie A. Il ricordo del Grande Torino, in città e soprattutto netta sede di via Alfieri, era vivo. Il giorno della firma, con i dirigenti del Santa Maria a Monte, salendo le scale della sede granata, pensai: "Chissà quante volte queste scale le avranno salite Valentino Mazzola e tutti i giocatori del Grande Tоrо". Mi sembrava un sogno. Un sogno che si stava avverando anche grazie al Santa Maria a Monte che aveva creduto in me fin da ragazzino, nonostante un fisico esile. [..] |
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