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BÙLA DI CÒJ
Termini e modi di dire del gergo astigiano
Il titolo “Bùla di còj” si riferisce al modo con cui veniva chiamata la città di Asti, riferendosi alla sua collocazione all’interno di una conca, ricca di coltivazioni orticole.

Si tratta di vocaboli ed espressioni tipicamente astigiane, ormai uscite dal consueto modo di parlare, che quasi più nessuno ricorda o conosce. L’attività dell’autore è stata indirizzata a raccogliere queste informazioni dagli ultimi testimoni di un modo di vivere, ormai scomparsi.

Il volume è arricchito da 16 disegni appositamente realizzati da Paolo Fresu che ha illustrato alcuni modi di dire.
 

PREFAZIONE

Quando da queste parti l'italiano era una lingua per pochi istruiti, gran parte degli astigiani parlava il piemontese (la lingua in uso per secoli anche alla Corte Sabauda), con tutte le sue variazioni, sfumature, accenti, che mutavano da paese a paese, a volte anche solo da quartiere a quartiere. A questa si affiancò un po' ovunque, nel tempo, un linguaggio gergale.
Si confonde sovente il gergo con il dialetto, nel senso che si ritengono l'uno sinonimo dell'altro. Non è così, anche se entrambi i termini possono essere considerati una lingua.
Sotto il profilo etimologico la voce gergo non è schiettamente italiana o latina, ma francese, derivando dal motto antico "jergon" o "jargon", linguaggio degli uccelli, e quindi incomprensibile.
Gergo è perciò un termine usato comunemente per indicare una varietà di lingua (o dialetto) dotata di un lessico specifico che viene utilizzato da particolari gruppi di persone, in determinate situazioni, per non rendere trasparente la comunicazione agli estranei e sottolineare l'appartenenza al gruppo.
Il gergo, dal momento che risulta di solito incomprensibile fuori dal gruppo che ne fa uso, si configura come un codice segreto, la cui funzione criptica, se da una parte esclude dalla comunicazione gli estranei, dall'altra rafforza i legami e il senso di coesione interna, dato che i "gerganti" condividono attività, esperienze e ambiti di vita comuni.
Gli studi di Gian Luigi Beccaria e di Gaetano Berruto hanno messo in evidenza le differenze tra gergo e linguaggi settoriali. In generale, questi ultimi sono il modo di esprimersi (parole, espressioni, termini tecnici) propri di ambiti specialistici, in particolare (ma non soltanto) di natura tecnica o scientifica. Sono dotati di un lessico tecnico, gergale solo in senso lato perché non comprensibile ai non addetti ai lavori. Mentre il gergo propriamente detto, usato da categorie sociali definite marginali, ha una valenza di contrapposizione alla lingua delle classi dominanti o delle istituzioni e si configura perciò come antilingua, che esprime una controcultura di opposizione e di resistenza alle norme del vivere comune dell'epoca.
Sulla segretezza, come condizione necessaria alla costituzione di un gergo, si è discusso a lungo. Alcuni studiosi di scuola francese ne hanno ridotto la portata, ritenendo più pertinente la funzione identitaria che accomuna i gerganti, ossia il riconoscimento di far parte di un gruppo che ha gli stessi intenti e analoghi comportamenti. Tuttavia, non si può negare che la criptolalia giochi normalmente un ruolo fondamentale e l'intento di occultamento sia alla base di tutte le operazioni che vengono fatte per modificare il lessico di una lingua o di un dialetto, col risultato di renderlo non comprensibile. Gli stessi parlanti sono consapevoli della necessità di segretezza. Prova ne è che qualsiasi gergo, da quelli storici (il più antico è chiamato "furbesco") a quelli più moderni, ha molti modi di dire o formule convenzionali per segnalare un pericolo che viene dall'esterno e di conseguenza imporre il silenzio.
Dunque, il gergo nasce dall'intenzione di non farsi capire: è la lingua di un gruppo, la cui caratteristica è di essere segreta, non comprensibile al di fuori del gruppo stesso, o di unire e distinguere un gruppo rispetto agli altri.
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INDICE

Prefazione
Istruzioni per l'uso

1 - alimentazione
1.1 - vino, bere, ubriacarsi
1.2 - mangiare, cucinare, attrezzi di cucina

2 - amore
2.1 - amicizia, affetti
2.2 - amore, sesso
2.3 - famiglia, parenti, persone

3 - corpo umano
3.1 - parti del corpo
3.2 - qualità, difetti, azioni del corpo umano
3.3 - salute, medici, morte
3.4 - malattie

4 - natura
4.1 - animali
4.2 - piante, fiori, verdure
4.3 - campagna, agricoltura
4.4 - erbe

5 - malavita, giustizia
5.1 - malavita
5.2 - giustizia, carcere

6 - potere
6.1 - politica, autorità, istituzioni
6.2 - polizia, forze armate, militari, ecc.


7 - ricchezza - povertà
7.1 - denaro, banche
7.2 - abbondanza, ricchezza, povertà, carestia, miseria

8 - lavoro
8.1 - negozi, commercio, affari
8.2 - mestieri, professioni
8.3 - arnesi, strumenti, attrezzi

9 - società
9.1 - casa, abitazione, vani, mobili, attrezzi, suppellettili
9.2 - indumenti e accessori
9.3 - istruzione
9.4 - religione
9.5 - divertimenti, sport, musica, svago, giochi, ballo, ecc.

10 - persone
10.1 - qualità e difetti
10.2 - stati d'animo
10.3 - azioni e comportamenti

11 - tempo
11.1 - anno, stagioni, mesi, giorni, ecc.
11.2 - meteorologia

12 - attributi - epiteti

13 - esclamazioni - detti - modi di dire

14 - proverbi

15 - varie

16 - bibliografia





Pippo Sacco

BULA DI COJ

editore ASTIGIANI
edizione 2013
pagine 168
formato 17x24
brossura
tempo medio evasione ordine
ESAURITO

15.00 €
15.00 €

ISBN :
EAN : 9788889277485

 
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