| BUONGIORNO
TORINO Good morning Turin |
Il
volume, interamente a colori, di grande formato, presenta le più emozionanti
e suggestive immagini di Torino firmate dall'obbiettivo di Dario Fusaro
e introdotte dalla brillante penna di Massimo Gramellini. Più di
100 affascinanti fotografie di una eccezionale campagna fotografica,
spesso riprodotte a piena e doppia pagina, raccolte in un elegante
volume ad un prezzo veramente speciale.
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Gli
scatti delle prossime pagine incrociano spesso la poesia e oltre la bravura
del fotografo testimoniano la fotogenia del soggetto. Torino non solo è stata
una meraviglia. Lo è ancora. Nonostante attraversi una delle sue
periodiche crisi di identità e se la faccia un po’ sotto
dalla paura (che presto diventerà voglia) di cambiare, Torino è un
amore che di rado era apparso tanto luminoso. Di sicuro non negli Anni
70-80, quando il Quadrilatero non era zona di ristoranti ma di agguati.
E palazzi, portici e marciapiedi erano più sporchi e più bui
(periferie a parte, ma le periferie purtroppo sono sempre a parte, in
tutto il mondo). Nel lasciarmi trasportare dalle immagini di Dario Fusaro,
soffermandomi su quelle che emanano una sensazione di appartenenza e
rimandano a un aneddoto della vita di Torino o della mia, mi sono sorpreso
a frequentare anch’io il giochino del «però una volta…» e
ho scoperto di avere le idee un po’ confuse sulle tante «volte» e
svolte della città.Così ho pensato di condividere con i
lettori un breve ripasso di Torino in forma di dizionario. Per ragioni
di spazio ho escluso le voci che un torinese non può non conoscere:
A come Agnelli, C come Cavour, F come Fiat, O come Olimpiadi, P come
Pulici e Platini… Amedeo. Vittorio Amedeo II, primo duca sabaudo a diventare re nel 1713. Si alleò con e contro tutti, vendicò Pietro Micca cacciando i francesi dalla città (ma per parecchio tempo non pagò la pensione alla vedova) e finanziò la Basilica di Superga in segno di ringraziamento per la vittoria. Più tardi abdicò per sposare, oltre alla regina, una donna che gli piaceva davvero. Poi ci ripensò: non sulla moglie, ma sul trono, cercando di riprenderselo, ma il figlio e successore Carlo Emanuele III, gran bigotto, lo fece arrestare. L’ambasciatore francese lo descriveva così: «Il Re vuole e disvuole, diffida di tutti, è consumato dalla propria irrequietudine, ha ingegno ma è sempre incerto. Ora tocca le nubi a guisa d’aquila, ora va carponi come una talpa». Quel ritratto è scritto da un nemico, ma coglie un brandello di verità: su Amedeo, sui Savoia e forse su noi torinesi. Aquile e talpe, ingegni «ma sempre incerti». Baco. I libri di storia individuano l’alba della rivoluzione industriale in un filatoio idraulico per la seta, sorto nel 1718 a Derby in Inghilterra. Non aggiungono quasi mai che quel filatoio era la copia di un altro, proprietà di un monsù Peyron che operava nei pressi di Torino già alla fine del Seicento. Fu un caso di spionaggio industriale, ma anche la dimostrazione che quando mancano i capitali e la cultura del rischio, le grandi idee soffocano e prima o poi se ne vanno. [..] |
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