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QUANDO IN CANAVESE ESISTEVANO LE GRANDI FABBRICHE
Per interpretare il presente e progettare il futuro bisogna studiare il passato
Quando il presente è in affanno, studiare il passato può aiutare a progettare il futuro...
Prendendo lo spunto dalla tuttora inspiegabile dissoluzione del grande impero olivettiano, il volume indaga lo svolgersi dell'attività in Canavese, partendo dalla scoperta e lo sfruttamento delle miniere, per passare via via alla ceramica; poi all'avvento dell'industria, prima tessile e poi meccanica; quindi al terziario avanzato, con l'elettronica e la telefonia; e proiettarsi infine verso un futuro tutto da inventare.
È in questo contesto che sono nate, hanno operato e spesso sono scomparse, aziende che parevano eterne: dalla Chatillon e le grandi manifatture che sorgevano lungo le rive dell'Orco, alla Olivetti e ad una serie di aziende di cui sono raccontate la storia e le vicende, per giungere infine alle nuove attività positive che s'affacciano all'orizzonte, grazie alle quali il Canavese riuscirà forse a riaffacciarsi al suo antico splendore.
La storia socio-economica del territorio canavesano, dalla cultura agro-silvo-pastorale posta industriale, si dipana qui come un romanzo, accompagnato da immagini di ieri e di oggi che offrono squarci di quel mondo del lavoro nel quale abbiamo vissuto e stiamo vivendo.


PREMESSA

Poco meno di un secolo - anzi, per essere esatti, novantacinque anni scarsi, l'età d'un dignitoso vegliardo - tanto è durato il tempo del "Canavese felix" (se è consentito mutuare l'etichetta riservata all'Austria che, verso gli anni Settanta del XX secolo, ha vissuto un momento di crescita quasi miracolosa, basata su una ricetta di buon governo e pace sociale). Il Canavese felix, passato da un lungo periodo agro-silvo-pastorale all'impetuoso sviluppo dell'industria, ha conosciuto, come nella vita di un uomo, inizi incerti e quasi balbettanti; poi si è consolidato e sviluppato e ha avuto momenti di crescita notevole; ha vissuto successivamente attimi di malattia che hanno richiamato al suo capezzale, negli anni Sessanta, il fior fiore del management nazionale per individuare i rimedi eventuali; poi ha saputo riprendersi portando il proprio nome in tutto il mondo, per ripiegarsi infine su se stesso e spegnersi malinconicamente: e i "badanti" che avrebbero dovuto aiutarlo a superare la nuova crisi non hanno saputo (o potuto, o voluto) raggiungere l'obiettivo. Anzi, nell'immaginario collettivo si è fatta strada l'idea che quei "badanti" una mano l'abbiano data, ma per affossare il progetto del salvamento, e che gli unici a essersi salvati siano stati proprio loro.
Insomma, il Canavese che si affaccia all'alba del terzo millennio è una regione alla ricerca della propria identità, una terra che sembra aver perduto la propria sicurezza, i punti di riferimento che l'hanno accompagnata per decenni e che ne avevano fatto un modello, anche sociologico, non soltanto per il nostro Paese, ma per il mondo intero, basato su un sistema di lavoro manifatturiero integrato con l'atavica economia agricola. Si avverte un malessere diffuso a tutti i livelli, ora che l'economia non corre più come prima. Ad esempio, c'è una "rivolta" silenziosa in atto contro la Provincia di Torino da parte di quei Comuni e delle valli più periferiche che si sentono abbandonate e hanno chiesto l'annessione alla Valle d'Aosta. Ha cominciato Noasca (180 abitanti), in Valle Orco, e la Cassazione ha ammesso il referendum. L'obiettivo reale è spostare i confini dell'intero Parco Nazionale del Gran Paradiso (con tutti i suoi Comuni: Locana, Ceresole Reale, Valprato Soana, Ronco, Ribordone) nella Valle a Statuto speciale, come già era stato dal 1927 al '46. Subito dopo si è mosso Carema che in pratica è diviso a metà con la Valle d'Aosta (tre frazioni sono già fisicamente oltre il confine) e l'esempio è stato seguito da altri tre comuni vicini: Quincinetto, Settimo Vittone, Tavagnasco. Il voto a Noasca si è svolto ai primi di ottobre e il 78% degli aventi diritto al voto ha detto di sì, ma in Valle d'Aosta hanno reagito negativamente: «Questo referendum ha una portata eversiva per l'entità geografica e storica della nostra Valle». E hanno invitato ad attendere: «Anche noi abbiamo presentato ricorso alla Corte costituzionale. E neppure la Regione Piemonte è soddisfatta». A Torino qualcuno comincia a preoccuparsi.
La scomparsa della Olivetti - l'azienda leader che tutto guidava e da cui tutto dipendeva - ha sconvolto il mondo del lavoro e, conseguentemente, la vita degli uomini e delle donne che da quel lavoro traevano il loro sostentamento. Certo, come quasi sempre succede, dalle radici del grande albero, sono nati nuovi germogli, ma sono ancora fragili e non si sa con certezza cosa potranno offrire in futuro al territorio e alla sua gente.
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INDICE

Premessa

Canavese: l'isola che non c'è (più)

I Salassi e la tradizione delle miniere

I "magnin senza bottega"

Le terre magiche

Storia dell'industria tessile
(da Maria Cristina a Elisa di Rivombrosa)

Viaggio nella piccola Ruhr

Escursione nel tempo in Canavese

L'evoluzione industriale in Canavese

Le vicende della Olivetti

L'I-RUR Canavese
(Istituto per il Rinnovamento Urbano e Rurale)

La realtà odierna

Il "Progetto Canavese"

Per concludere...

Bibliografia




Rolando Argentero - Enrico Formica - Michele Basanese

QUANDO IN CANAVESE ESISTEVANO LE GRANDI FABBRICHE

editore HEVER EDIZIONI
edizione 2006
pagine 160
formato 24x30
plastificato con alette
tempo medio evasione ordine
ESAURITO

25.00 €
25 €

ISBN : 88-900931-5-3
EAN : 9788890093159

 
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