| CARLO ALBERTO RE |
| Il 7 febbraio 1848 alle quattro del pomeriggio una folla festante invade le strade e le piazze di Torino. Di bocca in bocca viaggia la grande notizia: il re Carlo Alberto, dopo diciassette anni di governo assoluto e di persecuzioni nei confronti dei patrioti, ha finalmente concesso lo Statuto. Poche settimane più tardi, il 23 marzo, dal balcone di piazza Castello lo stesso re sventolando una sciarpa tricolore dichiara guerra all'Austria. Ma fino a quel giorno l'Austria era la sua migliore alleata e il tricolore era una bandiera aborrita da lui stesso e dai suoi generali. Come era potuto succedere tutto cio? Tali drammatiche vicende così complesse, contradditorie ma anche esaltanti ebbero per attori questo sovrano imprevedibile, religiosissimo, ostinato ed enigmantico, e una schiera di italiani diventati famosi che, insieme a migliaia di coraggiosi cittadini, si batterono, in modi sia pure diversi e contrapposti, per far nascere una nuova nazione unita e indipendente: l'Italia. Si chiamavano Gioberti, Balbo, Mazzini, d'Azeglio, Cattaneo, Garibaldi, Mameli... Sono tutti i protagonisti di questo libro. Accompagnato da un ricco apparato iconografico in cui sono illustrati personaggi e fatti storici, il libro è articolato in tre parti: gli anni dell'assolutismo; la società carloalbertina; la Costituzione e la guerra. Particolramente interessante è la seconda, dove si approfondisce il tema delle riforme civili e amministrative e dello sviluppo dell'economia e delle classi sociali nello Statuto rinnovato. PREMESSA Il traditore e il re amletico e martire: due stereotipi che l'immagine poetica ha usato per definire una personalità sfuggente, un uomo chiuso e diffidente, che si è trovato a essere protagonista di momenti chiave della storia piemontese prima, italiana, poi. Non è stato in grado di padroneggiare gli avvenimenti, ma ci si è buttato in mezzo con uno spirito a volte cavalleresco, a volte mistico, a volte superbo, e ne è stato due volte travolto: nel 1821 e nel 1849. Esecrato ed esaltato, è stato considerarto per decenni un enigma e per decenni si è cercata la chiave del suo segreto. Ma enigma non è. È una storia complessa e dura, ormai abbastanza chiarita, che è interessante raccontare. Si è trattato di un uomo intelligente, colto e dotato di forti sentimenti. Ma erano sentimenti contradditori. Da un lato era religiosissimo fino alla superstizione e legato a doppio filo con l'autorità papale, un sovrano leggittimista e assolutista che odiava di odio mortale i rivoluzionari e i patrioti. Dall'altro era animato dal desiderio di ben governare uno Stato moderno e progredito, da una forte ambizione guerriera e dallo spirito cavalleresco di altri tempi. Odiava gli austriaci e il loro arrogante imperialismo e sognava di essere il cavaliere senza macchia e senza paura che, con la spada in pugno, li avrebbe cacciati dall'Italia. Poichè era questo anche il desiderio più forte dei patrioti ne sarebbe nato l'equivoco e la leggenda del re liberale e democratico, che non fu. [..] |
INDICE Premessa
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