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LA CASA DI MISERICORDIA IN BORGO NUOVO
(1854-2014)
PREFAZIONE

Nel grande affresco a più mani venuto alla luce per i tipi di Roux e Favale nell'ultimo scorcio del "lungo Ottocento", il volto della ex capitale sabauda si rivelava - non solo, ma anche - attraverso le molte facce della «Torino benefica»: ove all'ombra dei simboli della « carità monumentale, storica», incarnata nelle istituzioni assistenziali dalle radici antiche e nelle grandi opere del Cottolengo, di Giulia di Barolo e di don Bosco,. erano fiorite molteplici e vaste iniziative "minori" scaturite dalla «carità individuale» (N. Pettinati, in Torino, 1880).
«La carità - ammoniva San Vincenzo de' Paoli - è un fuoco che agita continuamente»: infiammati da quel fuoco, non pochi «ricchi felici» e «dame», il cui «sorriso» proprio «della bellezza piemontese» riverberava riflessi d'ineffabile pietà, avevano obbedito all'imperativo religioso di spendersi di giorno in giorno in prima persona a favore degli infelici e dei bisognosi, anziché all'impulso tardivo di cercare rifugio « sotto il pietoso manto della Misericordia Divina» mettendo a disposizione dei poveri nell'ora estrema la fortuna accumulata e goduta in vita.
Il capoluogo subalpino poteva dunque vantare una proliferazione di intraprese virtuose: del loro elenco dettagliato s'era fatto carico nel 1869 Pietro Baricco, che nella sua Torino descritta aveva dedicato al capitolo «Beneficenza» ben centoventicinque pagine a stampa. Tra quelle pagine uscite dai torchi di Giovanni Battista Paravia, non mancava un accenno alle «Associazioni delle Dame di carità» delle Parrocchie di Sant'Eusebio e di San Francesco, nate nel 1836, e della loro più giovane consorella, l'«Associazione delle Parrocchie di San Massimo e della Beata Vergine degli Angeli» (pp. 787-788): che il 1° gennaio 1854 aveva dato origine alla Casa di Misericordia in Borgonuovo, di cui si fa memoria in questo libro.
Dalle testimonianze serbate con orgogliosa affezione nel piccolo archivio del sodalizio presso il quale ella collabora, e dai documenti reperiti nel corso delle puntigliose esplorazioni dei carteggi custoditi sia presso istituti conservativi pubblici sia presso vari domicili privati, l'Autrice ha tratto le informazioni necessarie alla ricostruzione di una storia lunga centosessant'anni. Una storia di obiettivi generosi, di felici realizzazioni e di qualche inciampo, di buone azioni e di difficoltà accidentali, che ha visto in prima fila molti esponenti del vecchio ceto nobiliare piemontese e della buona borghesia: a partire dalla contessa Giuseppina Melyna di Capriglio, fervida promotrice e sostenitrice dell'opera, e da Edoardo Ferrero della Marmora, tesoriere "storico" della medesima. Accanto ai numerosi protagonisti di una beneficenza eretta a sistema, il buon padre Durando, l'energica suor Clarac e le altre solerti Figlie della Carità, attente sempre ai bisogni dei poveri e degli infermi nella prospera zona residenziale cittadina gravitante su San Massimo.
Molte sono le voci che risuonano nel libro: dagli accenti misurati delle dame e delle damigelle impegnate in una continua gara di solidarietà, ai toni comprensivi dei sostenitori dell'opera - impresari, tecnici, artigiani, fornitori -, ai mormorii dei rari speculatori. Ma, poiché «les pauvres come rammenta Bronislaw Geremek - sont le sujet de l'histoire sociale, et pas seulement l'objet», queste pagine danno giustamente voce anche ai beneficiati: agli infanti accolti nella crèche e alle loro madri, ai bambini della scuola materna, alle giovani allieve del meraviglioso laboratorio di ricamo diretto dall'inarrivabile suor Maria. In sottofondo, il brusìo dei molti fruitori anonimi delle buone minestre preparate ed elargite con amore.
La grande Storia non ha mancato di lasciare il segno nelle vicende della Casa, traslocata di sede in sede, trasformata nel tempo, e privata infine della primitiva identità: aperta tuttavia, oggi come ieri, alle urgenze di quel lembo di Torino in cui affondano le sue radici robuste e la sua memoria: una memoria della quale le consorelle dell'attuale Gruppo Volontariato Vincenziano rappresentano, con il loro costante impegno, la continuità.

ROSANNA ROCCIA
INDICE

Prefazione di Rosanna Roccia
Premessa

CAPITOLO I
L'inizio
La prima sede: la Chiesa di San Massimo
Le Figlie della Carità
La seconda sede: Casa Gravier
La terza sede: Casa Azarío
La quarta sede: via Pio V
Il Conte Celestino Tornielli di Crestvolant

CAPITOLO II
La quinta sede: via dei Mille
Il primo ampliamento 1877
Due Associazioni Minori
Il secondo ampliamento 1888 Il terzo ampliamento 1908

CAPITOLO III
La vita dell'Opera tra le due Guerre La crèche
Il fascismo e l'asilo
La Casa di Misericordia
La scuola di cucito e ricamo

CAPITOLO IV
La Casa durante la seconda Guerra mondiale e il dopoguerra
1954. Ultimo ampliamento della Casa

APPENDICE
2014. Attività. Le Suore e le Socie
Le Superiore
I Presidenti
I Segretari
I Tesorieri

BIBLIOGRAFIA E FONTI ARCHIVISTICHE

INDICE DEI NOMI




Maria Teresa Testa CavagliÓ

LA CASA DI MISERICORDIA IN BORGO NUOVO

editore CENTRO STUDI PIEMONTESI
edizione 2014
pagine 160
formato 17x24
brossura con alette
tempo medio evasione ordine
2 giorni

16.00 €
16 €

ISBN : 978-88-8262-213-8
EAN : 9788882622138

 
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