| IL CASO RAMORINO Storia di un omicidio di Stato |
| Gli Autori hanno voluto offrire ai lettori una versione "corretta" degli avvenimenti della seconda fase della prima guerra d'Indipendenza italiana, aderente il più possibile ai documenti di quell'epoca. Essi non sono stati animati dalla presunzione di voler essere a tutti i costi "revisionisti", ma hanno esclusivamente spogliato il personaggio Ramorino delle responsabilità non sue, attribuibili, invece, al Re Carlo Alberto, ai suoi figli Ferdinando e Vittorio, ai democratici, a tutti coloro che vollero riprendere, sconsideratamente, il 20 marzo 1849, la guerra contro l'Austria. A Novara, dopo soli quattro giorni di guerra, i Piemontesi subirono una umiliante sconfitta. Quali furono le cause di quel disastro? Secondo gli Autori, nel "caso Ramorino", la storia, che di solito è scritta dai vincitori, prevale nella versione dei perdenti. Essa è, per dirla con Sergio Romano, "un impasto di ideali e di fango, in cui non è mai facile calcolare con esattezza la dose degli uni e la dose dell'altro". PREFAZIONE Antonio Di Paola Perché Ramorino e non Annibale o Napoleone o Federico il Grande, insomma, un noto e famoso personaggio storico? Perché un saggio su questo discusso Generale, comandante di una divisione piemontese nella seconda fase della prima guerra d'Indipendenza? Nei libri di storia il personaggio Ramorino viene normalmente liquidato con poche parole: "I Piemontesi furono battuti dagli Austriaci a Novara per il tradimento di Ramorino o, quanto meno, per aver questo Generale trasgredito l'ordine di difendere la posizione di Cava di fronte a Pavia, permettendo a Radetzky di invadere da quella parte il territorio piemontese". Mi sono allora detto che Ramorino doveva averla fatta proprio grossa, dato che Carlo Alberto e compagni erano stati battuti dal Feldmaresciallo austriaco dopo solo quattro giorni di guerra. Ma, a prima vista, c'era qualcosa che non quadrava, perciò il sospetto mi ha spinto a scavare per verificare com' erano andate esattamente le cose. Poi, c'è stato anche un antefatto. In una splendida giornata di sole di settembre dell'anno 1978, l'amico scrittore Piero Chiara m'invitò sulla sua barca, La Tinca, per una gita sul lago Maggiore. Quel giorno Chiara era allegro e disposto a qualche confidenza (ne approfittai) sulla reale identità di alcuni suoi personaggi, tratti dalla realtà locale e non dalla sua fantasia. Nel corso di questa piacevole conversazione, Chiara mi chiese: "Hai mai sentito parlare di un certo Ramorino?" Sapevo che gli piaceva parlare più che sentir parlare, perciò mi limitai a dire che era un Generale che aveva militato nell'esercito piemontese. |
SOMMARIO Presentazione di Renzo Dionigi Rettore Università dell 'Insubria di Varese Prefazione di Antonio Di Paola Notte dopo la battaglia Milano insorge Fuga da Milano Varese, terra di confine e di patrioti Niente guerra per ora Il Re tra i partiti e il popolo Rompere la tregua Boccone amaro per Gioberti La logistica piemontese I tre piani di guerra La gita ad Alessandria L'armata piemontese di Carlo Alberto La Surrogazione La Fanteria e l'Artiglieria Lo Stato Maggiore La Divisione Lombarda e il suo Generale L'esercito austriaco di Radetzky Il Comandante Supremo La Fanteria L'Organizzazione dell'Esercito Il giallo del telegramma A passo di parata verso Magenta La mossa di Radetzky Disastro a Mortara Il fronte di Vigevano A Novara per l'ultimo scontro La corrispondenza di guerra La disfatta L'incontro di Vignale Il processo L'interrogatorio di Ramorino Le conclusioni dell'accusa L'arringa finale del difensore La Grange Posterla Dichiarazioni finali di Ramorino La fucilazione di Ramorino "I posteri e il tempo mi giustificheranno" Note al testo Bibliografia Documenti e articoli |
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