| CASTIÔN |
| PREFAZIONE Preceduto nel 1985 dalla pubblicazione degli Statuti comunali, questo libro propone per la prima volta la storia di Castiglione Tinella. Ed è con una certa emozione che si scopre come il nostro paese ha una vita antica, che, andando ancora al di là di quella già longeva dei nostri vecchi, porta fino a noi il respiro di molti secoli. Ringraziamo perciò sentitamente Fermo Cerutti per la solerte e premurosa ricerca condotta su varie carte d'archivio. Il suo lavoro, impreziosito da una documentazione fotografica fornita da tanti nuclei famigliari, ha tutte le qualità di un'impresa pionieristica. Ad esso poi han posto mano e cuore varie persone: l'editore castiglionese e insieme romano Pieraldo Vola, a cui va il merito della pregiata edizione presente, l'Anninistrazione Cumunale e la Parrocchia di Castiglione, che si sono fatte benevolmente carico della pubblicazione, lo scrittore Franco Piccinelli, notissimo cantore dell'epopea contadina, che pur neivese ha steso la bella introduzione al volume, condividendo la medesima passione per la terra di paese, e poi molti altri amici; fra questi va sicuramente annoverato Ezio Rivella per la competente presentazione del nostro vino moscato. Per tutti noi il libro è stato, nella sua gestazione, una preziosa occasione di contatti, di discussioni, di progetti, e anche di amichevoli simposi: una promessa di promozione per i castiglionesi della «madrepatria» e una vera rimpatriata per quelli operanti a Roma. Così ci è dato di riscoprire il nostro paese. Ed è ciò che successe, se mi si permette una reminiscenza dotta, al vagabondo Ulisse quando tornò a Itaca e, dopo alcune incertezze nel riconoscerla, finalmente «gli fu svelata la terra; allora gioì salutando la patria il paziente e glorioso Odisseo, e baciò le zolle feconde di biade» (Odissea 13.352-354) Ebbene, se con un ritocco certamente un po' ardito invece di biade noi leggessimo «moscato», prodotto di cui Castiglione va giustamente fiero, sarebbe come se nell'eroe omerico ci fosse ciascuno di noi, nei quali si ripete sempre ancora l'avventura di una riappropriazione della madre terra e della sua storia, che è poi tutta aperta verso il futuro. Romano Penna |
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