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LE CATENE DEI SAVOIA
cronache di carcere, politici e soldati borbonici a Fenestrelle, forzati, oziosi e donne di malaffare
Per trattare così i carcerati del Senato meglio sarebbe fugilarli tutti, che fargli morire a così lenta maniera.

Il Comandante di Fenestrelle scriveva: "Il peso poi della reclusione lo sente abbastanza essendo chiuso in camera non avendo che 6 ore a passeggiare nella giornata nel corridoio della prigione colli altri ditenuti, e soffrendo la privazione di legna in questo rigido clima: è a mio senso anche necessario che un figlio mentre è punito conosca nello stesso tempo l'umanità del padre per ricondurlo a buoni sentimenti. Nel mio particolare poi io non tollero che nessuno si appesantisca sulla sorte dè prigionieri oltre a ciò che mi viene prescritto dal ministero".

...fu eretto sulla Piazza il Palco su cui doveva seguirsi la sentenza. Giunta l'ora destinata, uscirono dalle Carceri i rei, e furono trascinati a coda di Cavallo sino al luogo del supplicio... furono dati dal Carnefice due colpi di tenaglia infuocati sopra di una spalla ...gli fu dato un gran colpo di ruota sul petto: indi rompendogli le ossa delle braccia, e gambe furono intessuti i cadaveri fra li raggi di una gran ruota, e levata in alto, restò alla pubblica vista, e a terrore degli Empi tutto il giorno...


Una domenica mattina del 1814 Giulia di Barolo, udendo le imprecazioni provenienti dalle carceri Senat'oriali, vi entrò per osservare le pietose condizioni di vita in cui scontavano le loro pene i detenuti. La vista delle donne e degli uomini custoditi nella prigione le cambierà la vita per sempre, consegnandola a "quell'oscuro mondo" per portarvi un po' di luce.
Forse è proprio in quella data che si inizia a guardare alla realtà carceraria sabauda per costruire i timidi progetti di riforma. Un universo fatto di verminia che ricopre i detenuti, esecuzioni atroci e spettacolari, il contenimento degli oziosi, le "spedizioni in via economica" dei discoli in fortezze ed il controllo sulle classi sociali più deboli.
Fenestrelle, la più grande fortezza d'Europa, diventa un carcere in cui rinchiudere forzati, discoli, prigionieri politici e giovani da correggere. Tramite le storie di condannati, giustiziati, donne di malaffare e borbonici, queste pagine vogliono offrire un contributo al quadro sociale e carcerario in anni in cui i "miserabili" si riversavano in Torino dalle campagne, facendo dei portici i loro giacigli.
Il lettore potrà confrontare nomi, vicende, luoghi, date e curiosità, scrutare tra direttori carcerari e comandanti di fortezze.
Un'occasione per ricostruire alcune pagine di Storia, prendendo le distanze da facili strumentalizzazioni di parte ed avvicinandosi alla comprensione dei motivi per cui gli atteggiamenti delle Istituzioni, verso quel mondo degli esclusi, non sembrano cambiare nel corso dei secoli.

PREFAZIONE

Se si chiedesse ad uno storico, che non sia uno specialista dell'argomento, da quando il carcere è diventato un oggetto importante di ricerca storiografica e di riflessione metodologica, è probabile che penserebbe all'ormai lontano 1975, quando Michel Foucault pubblicò Sorvegliare e punire. Nascita della prigione. E in verità non c'è dubbio che l'opera del maitre-à-penser parigino ha contribuito potentemente a far accettare dalla cultura occidentale l'idea che i luoghi di detenzione rispecchiano il rapporto fra potere e società, e dovrebbero essere argomento privilegiato di studio per chiunque voglia comprendere un'epoca. Se sappiamo poco delle prigioni medievali - quando, peraltro, la carcerazione non era una pena in sé, almeno nella prassi dei tribunali civili - il mondo delle carceri, dei penitenziari e delle colonie penali nell'età moderna e poi nell'Ottocento è ormai sempre meglio conosciuto.
Ma Foucault non precorreva il suo tempo: ne esprimeva, invece, un'intuizione collettiva. All'indomani del '68, in quegli anni Settanta che oggi si tende troppo spesso ad appiattire nell'immagine semplicistica degli "anni di piombo" e che in realtà espressero una ricchissima cultura dei diritti e dell'antiautoritarismo, da cui dovremmo anche oggi imparare, era nell'aria l'idea che il carcere andasse studiato perchè è lì che si svela la vera natura delle istituzioni. E così la Storia d'Italia Einaudi, innovativa da tanti punti di vista al momento in cui venne pubblicata nel 1973, lo era anche nell'affidare a Guido Neppi Modona un contributo su Carcere e società civile.
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INDICE

Prefazione
Postfazione
Premessa

Capitolo 1
LA PUNIZIONE NELLE REGIE COSTITUZIONI SABAUDE

Le origini dell'accertamento della "verità" dei fatti
La giustizia armata del Re: il processo negli Stati sabaudi
Patenti e Costituzioni Regie sabaude
Il sistema carcerario sabaudo dal periodo ducale al Regno
Lo stato delle carceri del Regno di Sardegna: Senatorie, Vicariato, Fortezze
L'Ergastolo e la "Generala" nella Torino del Settecento
Le lettere a sigillo privato

Capitolo 2
LA DOMINAZIONE FRANCESE IN PIEMONTE

La Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino
L'occupazione francese del Regno dí Sardegna
Il banditismo tra criminalità e politica
Il carcere durante il governo dipartimentale francese
La legislazione francese
La "miseria universale" delle carceri sabaude
Le carceri nel Decreto Imperiale del 16 giugno 1808

Capitolo 3
LA RESTAURAZIONE: RITORNO AL PASSATO E TIMIDE RIFORME

La caduta di Napoleone ed il ritorno dei Savoia in Piemonte
I moti rivoluzionari del 1821
Il controllo sociale: istruzione, assistenza e amministrazione giudiziaria
Ruota e supplizi pubblici: il ritorno dell'Ancien régime
Le carceri

Capitolo 4
ERGASTOLO, SALUZZO, PALLANZA E
GENERALA: I LUOGHI DELL'EMARGINAZIONE

Gli edifici destinati a donne di malaffare, giovani discoli ed oziosi . . .
L'azione innovativa di Giulia di Barolo
La devianza femminile
Pallanza: da carcere "scandaloso" a "convento carcerario"
La sconfitta politica di Giulia di Barolo
Il complesso ruolo delle suore nelle carceri
Saluzzo: un coraggioso tentativo di
cambiamento dalla difficile realizzazione
La Generala e l'Ergastolo nel quadro di
riorganizzazione delle struttgre torinesi

Capitolo 5
LA RIFORMA DI CARLO ALBERTO

Contesto sociale e politico dell'epoca albertina
Il dibattito sulla riforma carceraria e sul diritto penale
Le carceri di Oneglia ed Alessandria
Il regolamento delle carceri centrali
Il codice penale del 1839
La disciplina sociale negli anni antecedenti
l'emanazione dello Statuto

Capitolo 6
I BAGNI PENALI DI TERRA: FENESTRELLE, UN CARCERE POLITICO, MILITARE E CIVILE

I bagni penali sabaudi
Il Forte di Fenestrelle
L'occupazione francese ed il ruolo di "Bastiglia" della fortezza
La Restaurazione a Fenestrelle: prigione di Stato sabauda e bagno penale
La repressione dei prigionieri politici in Fenestrelle
I forzati ed i loro controllori
I prigionieri di guerra austriaci ed i Cacciatori Franchi
Borbonici, garibaldini e papalini
Le truppe papaline: prigionieri di guerra in Fenestrelle
Il forte di Fenestrelle: dall'Unità d'Italia al suo rovinoso degrado . . .

Appendice I
I PRIGIONIERI DEGLI ANNI '20

Appendice II
PRIGIONIERI AL FORTE DI FENESTRELLE NEGLI ANNI '30

Appendice III
PRIGIONIERI DI GUERRA BORBONICI, MILITARI DI ALTRE REGIONI D'ITALIA E CIVILI DECEDUTI AL FORTE DI FENESTRELLE NEGLI ANNI 1860-1865

Appendice IV
ELENCO DEI PRIGIONIERI GARIBALDINI

Bibliografia
Fonti d'archivio
Fonti iconografiche




Juri Bossuto - Luca Costanzo

LE CATENE DEI SAVOIA

editore IL PUNTO - PIEMONTE IN BANCARELLA
edizione 2012
pagine 438
formato 15x21
plastificato con alette
tempo medio evasione ordine
2 giorni

15.00 €
15 €

ISBN : 978-88-88552-88-0
EAN : 9788888552880

 
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