| C'ERO ANCH'IO Storie di pace e di guerra tra Alpi, Russia e Monferrato |
| Un ragazzo ventenne, cresciuto tra le vigne del Monferrato e con la passione per la letteratura, nel 1941 si ritrova arruolato nei cosiddetti "battaglioni universitari volontari": l'italia di Mussolini è in guerra e ha bisogno di uomini da inserire nei reparti di complemento delle divisioni al fronte. Dopo l'addestramento alla Scuola Militare Alpina di Aosta, Maschio viene trasferito a Bassano, a Trento, a Gorizia, finché il 2 gennaio 1943 sale sul treno che lo porterà in Russia. Sempre su un treno, qualche mese più tardi, rientrerà in patria seguendo le sorti di un esercito ormai allo sbando, per poi, nel 1944, tornare fortunosamente a casa, sulle colline dove i partigiani stanno cercando di cacciare i nazifascisti... ricordi personali di un protagonista di un periodo tragico della nostra storia, un testimone che anche nei momenti più difficili non ha mai perso il gusto per la vita. Tempo di "andare a tirare" Ai tempi della mia lontana giovinezza, quando un ragazzo arrivava ai diciotto anni si scatenava la burrasca ormonale dell'andè a tirè. Il "tiraggio" - mi si perdoni il termine - corrispondeva al momento in cui il giovane veniva chiamato alla visita medica per accertare la sua idoneità a fare il soldato. Si trattava di un vero e proprio passaggio iniziatico alla vita. Sul piano civile, era importante quanto il battesimo. Nel Monferrato se ne parla ancora, in certi paesi si fa ancora festa, ma è un'eco appena percettibile, di un clamore svanito: un fuoco senza fiamma se paragonato all'incendio travolgente che avvolgeva la gioventù di un tempo. L'espressione ha un'origine lontana di secoli e risale a quando il re Emanuele Filiberto, trasportando la capitale da Chambery a Torino, iniziò la costruzione delle fortune sabaude in Italia. Tra le altre cose, impose per legge il servizio militare obbligatorio. Imperativo serio ma anche aleatorio, poiché si poteva prestare a vari "commerci". Mi spiego: il giovane, dichiarato abile e arruolato, doveva "tirare" (estrarre a sorte) da un sacchetto, alla presenza dei commissari di leva, un numero da 1 a 90; in base al numero estratto si stabiliva la durata del servizio militare (se non vado errato, i numeri bassi comportavano parecchi anni di servizio, i numeri alti meno anni; se si estraeva il 90: esenzione dal servizio militare). Si trattava in definitiva di una vera ingiustizia, aggravata dalla possibilità di cessione: se un ricco possidente "tirava" un numero basso e un povero diavolo un numero alto, nulla vietava lo scambio (naturalmente il baratto era soggetto a un passaggio di denaro o di altri benefici). Morale: di norma i ricchi se ne stavano a casa e i poveracci portavano lo zaino per anni. [..] |
INDICE Tempo di "andare a tirare" L'Italia entra in guerra I volontari con la cartolina rosa La Scuola Militare Alpina di Aosta Allievo ufficiale a Bassano del Grappa Ufficiale a Trento Destinazione Gorizia Russia, andata e ritorno Il rientro in Italia Di nuovo in Friuli Il fortunoso viaggio verso casa Alla ricerca di un'identità Verso la Liberazione Capitano... ad honorem APPENDICE La ritirata di Russia nelle testimonianze di alcuni reduci La mia ritirata Montegrosso: la folle rivalsa In ricordo di Ulisse |
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