| CHEUR CUORE d'Edmondo De Amicis |
Ecco perché non è compito semplice ed indolore mettersi davanti ad un testo insieme amato e vituperato, con in'interpretazione che non risa ripetitiva. Giovanni Magnani ha "sentito" di mettere a prova il suo "cuore" per tradurre in lingua piemontese il libro che si portava dentro da quando, ragazzetto allievo della scuola elementare, aveva affrontato la lettura di quelle pagine che la "sua" Maestra con pazienza e amore gli poneva dinnanzi e gli commentava. E gliele faceva leggere ad alta voce! A lui, di salde radici piernontesi, i sentimenti espressi negli scritti, fossero essi diari o racconti mensili, rimescolavano il sangue e la mente. E se li rielaborava con la fervida fantasia, nella lingua che nella sua infanzia e giovinezza, non solo il popolo usava, retaggio di un modo di esprimersi amato anche dalle persone colte e dagli ambienti nobiliari del nostro ottocento risorgimentale e post-risorgimentale: la lingua piemontese. |
E
sentiva forte e quasi struggente, fin da quegli anni, il desiderio di rendere
ancora più nostri", fatti, espressioni, passioni dolci e sognati momenti,
dolori, Oggi il libro "Cuore" tradotto in piemontese è una realtà: è occorso l'impegno di più di un anno di lavoro intenso, d'interpretazione esaltante e sofferta per cogliere ancora più "piemontesemente", la vita non solo scolastica di una Torino datata, si, ma già aperta ad una modernità in cui, senza grandi clamori, sarebbero convissuti valori che parevano superati e nuovi fermenti creativi. Certi sentimenti espressi in lingua parlata, certi giochi, certi atteggiamenti, certo ambiente descritto con parole proprie della nostra gente, hanno reso più aderente al "momento torinese" in cui De Amicis ha ambientato le varie vicende, il contenuto dei libro "Cuore". Leggendo le pagine tradotte e mettendole a fronte delle pagine di De Amicis, ci sentiarno di viverle più intensamente noi, che amiamo le nostre radici; ma penso che la stessa emozione possono provare coloro che, benché figli adottivi, hanno imparato a rispettare la terra in cui vivono e lavorano; forse sapere come quella che fu la prima capitale del Regno D'ltalia vivesse il suo declassarnento; come riuscissero a convivere nello stesso palazzo dignitosamente e coerentemente ricchezza e povertà, signori, "travet", operai e diseredati; come si avesse interesse a lottare contro l'analfabetismo anche con delibere comunali per l'apertura di nuove scuole; come si fosse attenti a premiare i cittadini per qualche azione particolare e non solo a punire chi si rendeva reo di atti disonesti o era disattento alle disposizioni di legge - e potremmo citare moltissimi altri "come"! - forse, penso, sapere tutto ciò, legato alla lingua della regione, sarebbe un aiuto più valido per l'approfondimento della conoscenza della realtà della nostra terra. [..] |
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