| LA CUCINIERA PIEMONTESE |
| Opera
di pochi anni precedente Il cuoco piemontese, insegna anch'essa
"con facil metodo le migliori maniere di acconciare le vivande sì
in grasso che in magro secondo il nuovo gusto".
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La sua prima edizione aveva avuto luogo a Vercelli, nell'anno 1771, ma verrà ristampata sei volte a Torino e cinque a Milano, sino al 1863, dopo la proclamazione del Regno d'Italia. Insegna la cucina francese e diffonde piatti locali dando loro un respiro nazionale. Gli agnelotti di magro e di grasso sono fra questi. Alto è il numero delle preparazioni battezzate all'Italiana: oltre agli agnelotti, i cavoli, i filetti di manzo, la salsa bianca, i tartufi e le teste d'agnello. In essi ritroviamo derrate tipiche degli stati sabaudini, accanto a pietanze che vengono dette alla piemontese come la noce di vitello in stufato, o prendono il nome dalle singole provincie, la focaccia alla monferina e, in omaggio al primo luogo di stampa, la zuppa alla Vercellese. Si tratta di un'alta cucina che non risparmia ostriche e champagne, ma riesuma anche, con la frittata alla Savoiarda, le tradizioni della tavola fine ed economica.
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