| 2 RUOTE E UNA MANOVELLA il cinema in moto, dalle origini fino al tramonto di un secolo di follie inventive e oltre... |
| "ll volume, nato quasi da una fissazione,
unisce due passioni personali,
la motocicletta e il cinema. So quanto queste due categorie siano per loro natura piuttosto inconciliabili: intellettuale il cinefilo, un pensatore abituato a dare gas solo di testa; attento alla strada e solo alla strada il motociclista, sebbene gli scorci di panorama che di tanto in tanto riesce a gustarsi nelle pause dl velocità siano più intensi di qualunque film in prima visione. La mia è una provocazione. Certo è stata dura... difficile... a volte mi è toccato chiarire delle cose che il cinefilo più dilettante conosce a memoria fin da quando è nato, e altre volte ho dovuto descrivere una moto cosi come un vero centauro fa con il proprio figlio dl 5 anni per addestrarlo a diventare futuro pilota... le basi. Ho giocato a conciliare due mondi opposti e alla fine non so quanto l'opera ml sia riuscita." SIAMO TUTTI ZAMPANÒ Cinema e motociclette: un bell'abbinamento! Due trabiccoli molto somiglianti, due ruote che girano e ti trascinano via con sé, non importa dove, verso l'altrove e sperabilmente verso una esistenza più compiuta. Due fenomeni paralleli che condividono persino l'anno di nascita, i1 fatidico 1895, improntando di sé i cento anni a seguire, il cosiddetto Secolo Breve, come viene ormai chiamato con affetto il Novecento. Durante gli anni in cui dirigevo la Fondazione Federico Fellini, mi chiesero da Civita Bagnoregio, in cui erano state realizzate alcune sequenze di La Strada, di immaginare un evento per la città che celebrasse quel film leggendario. Pensai persino a un monumento da commissionare allo stesso Anthony Quinn, protagonista della storia, diventato nel frattempo scultore e anche di buona mano. Fra il serio e il faceto lanciai anche l'idea di riprodurre su felpe e magliette lo slogan: Siamo tutti Zampanò. Mi sembrava che in quella miracolosa favola spaccacuore che aveva meritato a Fellini il suo primo Premio Oscar trasformando Gelsomina in una icona universale, Zampanò il cattivo, il villain, il bruto fosse stato messo un po' da parte. Era ora, mi dicevo, che noi maschi lo riconoscessimo come esemplare inevitabile, nel cuore essendo tutti Zampanò, strattonati dalla vita fra l'ebbrezza del vagabondaggio e la prigione dell'amore, fino a quando un principio divino che ci alberga dentro arriva a bruciarci l'anima, attraverso gli occhi di una donna o la melodia straziante di un violino. La vicenda di La Strada, quel trinomio inscindibile di Gelsomina, Zampanò e il Matto, altrettante facce di un'unica personalità che Giulietta Masina attribuiva senza esitazioni a suo marito, dovranno alla fine conseguire un'armonia anche nell'anima del comune spettatore. Se nel film può esservi vista in trasparenza una metafora del matrimonio come sopraffazione e abbrutimento in cui è spesso la donna a soccombere; se è vero, come mi raccontò lo stesso Federico che La Strada rappresentò per lui un percorso di tale sofferenza che giunto al termine delle riprese rischiò addirittura un collasso nervoso ("nefl'ultima settimana di lavorazione ebbi l'impressione che qualcosa all'improvviso si svergolasse dentro di me, come una molla che scatta fuori posto, e mi ritrovai in uno stato di tale profondo malessere che non riuscivo più a dormire; passavo la notte in bianco, di giorno ero oсcupato sul set e avevo l'impressione di afferrarmi alla macchina da presa come un naufrago al relitto che gli permette di sopravvivere, di non affogare"' ); se insomma la favola di Fellini allude fuori di ogni epoca e geografia alla profonda contraddizione in cui si dibatte la creatura umana, e forse non soltanto di genere maschile, allora un monumento a Zampanò, in una bella piazza della nostra provincia italiana, mi sembrava un dono sacrosanto per l'occhio svagato del turista. Eppoi c'era la motocicletta. Non è un caso, io credo, che Zampanò fosse un motociclista, sia pure a tre ruote, e che con quel biroccio meccanico, con quel `trabiccolo', vagabondasse per monti e paesi rimediando la giornata come artista di strada: si stringeva una catena attorno al petto e gonfiava i polmoni fino a far saltare i ganci. Poi, riscossi i pochi spiccioli "al vostro buon cuore", ripartiva ruminando chilometri e polvere, ramengo sulle strade come nella vita. Non mi dispiacerebbe per niente che un giorno la sua figura massiccia e fragile, imponente e smarrita, campeggiasse da un piedistallo di marmo a ricordarci qualcosa. [..] Gianfranco Angelucci |
INDICE Prefazione Introduzione Capitolo 1 - Moto-follia Capitolo 2 - Charles Dekeukeleire e l'impazienza del cinema Capitolo 3 - L'Italia romantica motorizzata Capitolo 4 - Moto-saga Capitolo 5 - Moto-poesia Capitolo 6 - Fuga apparente Capitolo 7 - Verso la libertà Capitolo 8 - Moto-follia atto secondo: la corsa continua Glossario Bibliografia Filmografia |
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