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LA FORMICA ROSSA |
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poi s’aggiustò la barbonica sulle ginocchia, regolò
le cinghie e partì sparato con La formica rossa, trascinando tutti
nel canto all’inguori del Gianìno che, per il casòt,
non ricordava più chi avesse fatto in prima mano cinque e uno sei
e uno sette... Autobiografia, romanzo di formazione, saggio demoantropologico, libro d’avventura e d’avventure, tanto altro: impossibile definire questo libro di Benito Mazzi. Livre de chevet di una generazione nata e cresciuta tra i monti, tra l’alpe e il piano, tra la guerra e gli anni del boom, tra laceranti conflitti identitari e culturali. Il lento svolgersi di una vita, di tante vite, adolescenza e virilità, personaggi escatologici e tipi popolani: mistura implosiva-esplosiva di passioni e memorie, onirico e vissuto, lessico famigliare e collettivo: al servizio di un maturo e tonico estro letterario, incisivo, captante, danzante. Con l’uso colto e contrappuntato, disinvolto e naturale del parlato dialettale: a soffondere profumi e assonanze non dimenticati, con il nostalgico motivetto della vecchia “barbonica”: ... e la formica rossa, la rampia sü pal mür ... |
CAPITOLO
PRIMO |
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