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GERGOLADA
Modi di dire nella Torino del XIX-XX secolo
Il gergon o gergolada era una voluta variante del piemontese, una modifica delle parole consuete, talvolta con abbreviazioni o deformazioni in modo scherzoso.
La gergolada assumeva sfumature diverse dalla malavita alle osterie, dal popolino alle caserme, alle carceri.
Il libro raccoglie molti vocaboli curiosi, frutto di un'approfondita e meticolosa ricerca.


NTRODUZIONE

Il gergo torinese "classico" era diffuso, fra la metà del XIX secolo e quella del 30C, fra i piccoli commercianti ed il proletariato nel quartiere di Porta Palazzo: gente spesso in contatto, se non dentro, la malavita.
Questa è un'indicazione di massima, poiché una parlata così caratteristica non nasce e non muore nel nulla; né è facile delimitarne le situazioni ambientali d'uso, proprio per le caratteristiche di coloro che la conoscevano. La grammatica, la sintassi di questa "lingua parallela" erano le medesime del Torinese, ma un orecchio esperto avrebbe notata una pronuncia più dura, secca, sgraziata, priva della lieve aspirazione nasale tipica dei più eleganti cittadini della capitale subalpina.
Con le immigrazioni dalla provincia, poi dal Cuneese e da altre aree pedemontane e no, massicce nel corso dell'Ottocento, si produsse dunque un gergo caratteristico di Torino, che si ridusse al "laghetto" di Porta Palazzo dopo le bonifiche urbanistiche e sociali in altri quartieri. Il gergon o gergolada serviva per variare parole troppo consuete, talvolta abbreviandole o deformandole in modo scherzoso, come avviene in tutte le lingue; per non farsi comprendere da estranei, in affari più o meno lindi; per avere un senso di appartenenza da "iniziati", con l'uso di espressioni ambientali.
La gergolada si presentava come voluta variante del Piemontese comune, del quale condivideva il lessico generale di fondo; vi furono nel tempo prestiti, ed alcune sue espressioni entrarono anche in uso generalizzato o letterario, depurate del loro poco piacevole sapore di registro linguistico basso.
La gergolada non era un monolite unitario, ma assumeva sfumature d'uso dalla malavita alle osterie al popolino; contribuivano al formarsi del lessico il mestiere girovago degli ambulanti, le carceri, le caserme; compaiono parole d'origine zingaresca ad esempio maròch, garauon-a, ebraica: cacam, taref, sarda: còca, filfer.
Se vi è un fondo ottocentesco originario in cui si inseriscono termini già rari e marginali nella lingua piemontese: lòrgno, lussa, molti innesti linguistici vennero anche da ambienti padani; ma non pare che l'immigrazione veneta (notevole fra gli anni '20 e '50 del Novecento) abbia poi contribuito in modo evidente con termini propri. La gergolada aveva solo scarse comunanze con l'argot parigino, nonostante la vicinanza geografica, così come non sono evidenti influssi notevoli dei gerghi di mestiere extra-torinesi, come quelli dei calderai e degli spazzacamini canavesani, in particolare di Locana e della Val Soana, o quelli biellesi, né dell'Occitano, pur parlato in Piemonte. Niente a che fare, poi, con i rigidi e strutturati a chiave baccagli (gerghi) mafiosi, se non per l'acquisizione tardiva novecentesca di alcune parole ormai generalizzate nella malavita italiana.
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INDICE

Introduzione

Sigle usate o usabili

Vocabolarièt Gergolada - Italian

Vocabolarietto Italiano - Gergolada

Bibliografia




Riccardo Renato Grazzi

GERGOLADA

editore GRAPHOT
edizione 2009
pagine 174
formato 13x20
brossura
tempo medio evasione ordine
2 giorni

18.00 €
18.00 €

ISBN : 978-88-89509-81-4
EAN : 9788889509814

 
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