| I GERMANI E LA SCRITTURA Atti del XXXIII Convegno dell'Associazione Italiana di Filologia Germanica |
| PRESENTAZIONE La scrittura rappresenta per molti versi un confine e un passaggio tra realtà diverse. Come strumento primario di trasmissione e di conservazione della memoria, essa consente ai popoli di rendersi pienamente consapevoli e 'protagonisti' della propria storia e delle proprie tradizioni. Come oggetto di studio, essa costituisce, tra l'altro, un discrimine - ma anche un anello di congiunzione - tra linguistica e filologia: mentre la prima opera su qualsiasi tipo di testo verbale, scritto e non, la seconda è per sua natura ancorata al testo scritto. Queste due considerazioni bastano, da sole, a motivare la presenza, tra gli incontri annuali dell'Associazione Italiana di Filologia Germanica (AIFG), di una sessione dedicata a questo elemento basilare, centrale e imprescindibile della disciplina da essa rappresentata. I Germani si avvicinarono all'esperienza della scrittura agli albori dell'era cristiana, per mezzo di un alfabeto originariamente mutuato - secondo un'opinione oggi largamente condivisa - da alcune popolazioni italiche stanziate nelle zone alpine di frontiera ma subito rielaborato in maniera originale: tale alfabeto, oggi conosciuto come alfabeto runico o futhark (o meglio, fupark, nome costituito dalla sequenza delle prime sei lettere che lo compongono), fu utilizzato in massima parte per redigere brevi iscrizioni dedicatorie e commemorative (più raramente di carattere rituale o magico), talora contenenti solo un nome, quello dell'esecutore o del committente, su oggetti di vario tipo e su materiale rigido come legno, osso, metallo, pietra. Successivamente, in seguito alla conversione al cristianesimo di un numero sempre crescente di nazioni germaniche, quest'alfabeto, indissolubilmente legato al periodo pagano, fu sostituito, integralmente o in gran parte, con gli alfabeti utilizzati dai popoli portatori della nuova fede religiosa (quello greco nel caso dei Visigoti, quello latino in tutti gli altri casi), alfabeti con i quali erano redatti i testi sacri del cristianesimo e molte altre opere che costituivano il fondamento dell'antica civiltà occidentale. Il vecchio alfabeto "germanico" non venne però subito e del tutto abbandonato: nelle aree più marginali e conservative, come la Scandinavia, esso continuò a lungo ad essere usato, accanto al nuovo alfabeto, come scrittura prettamente epigrafica (raramente fu applicato alla pergamena, e soltanto per effimeri esperimenti); [..] |
INDICE FABRIZIO RASCHELLÀ Presentazione NICOLETTA FRANCOVICH ONESTI Interferenze latine nella scrittura del gotico ALESSANDRO ZIRONI La ricezione della scrittura gotica in età carolingia: il caso dei Gotica Vindobonensia ELVIRA GLASER Le tecniche d'iscrizione nella prassi glossografica altotedesca antica: nuove scoperte ELEONORA CIANCI Emarginati o clandestini: modalità di annotazione degli incantesimi nei manoscritti medievali di area tedesca SIMONA LEONARDI Un'analisi di scriban - schriben in tedesco dalle origini alla prima età moderna: la tensione latino-volgare CONCETTA SIPIONE Lingua enima haec velut agrestis habetur: Otfrid di Weißenburg e i problemi della lingua theodisca VALERIA DI CLEMENTE Il Prùller Kräuterbuch: aspetti paleografici e grafematici del testimone Clm. 536 MARIA GIOVANNA ARCAMONE Iscrizioni runiche in Italia GIULIO GARUTI SIMONE Runica manuscripta e dintorni: l'Alfabeto runico di Modena CARLA DEL ZOTTO Dalla pietra al codice. Le rune fra magia e scrittura nella letteratura medievale MARCO BATTAGLIA Diis deabvsque Germanorum ANTONIETTA AMATI - LUCIA SINISI Incontri di culture e particolarismi grafici in Italia meridionale: la littera langobardisca 'Bari type' FABRIZIO D. RASCHELLÀ Per una grafematica comparata delle lingue germaniche antiche. Ipotesi e proposte |
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