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GIARDINI CON DEDICA |
| Carla
Forno, nota negli ambienti culturali astigiani per il suo incarico di Direttore
del Centro nazionale di studi alfieriani, che la portano a frequentare i
più prestigiosi centri accademici europei, dopo una lunga serie di pubblicazioni
più specificamente riguardanti la sua professione letteraria e un antologia
di racconti "Le Dediche", pubblicato alcuni anni or sono, ha dato alle stampe,
con l'editrice Dell'Orso di Torino una silloge, quasi un diario ideale di
una segreta storia d'amore. Nelle 60 liriche della raccolta, l'autrice fissa
indelebilmente altrettanti momenti di un percorso sentimentale, offrendo
però al lettore non la cronologia di una serie di eventi, ma soltanto ciò
che di questi resta sublimato dal ricordo, e mediato dalla testimonianza
delle impressioni diventate patrimonio di un animo nuovo, frutto di quel
complesso insieme di componenti imperscrutabili che forgiano una personalità
in perpetuo divenire. Poesia certo, non racconto: pertanto i riferimenti
specifici su luoghi e tempi, non indispensabili in questo genere espressivo,
sono lasciati in second'ordine, non tanto però da impedire un tentativo,
risultante poi vano, di cercare uno schema prefissato nella sequenza dei
testi che, quando esistesse, è stato dall'autrice celato nell'apparente
disordine del loro susseguirsi. Lo sforzo di ricercare un ordine non condurrà
dunque ad alcun risultato, poiché pur essendo chiaro che una chiave di interpretazione
complessiva debba esistere, essa è ben celata nei versi; nello scorrerli
lasciano a tratti intuire quella che potrebbe essere la prospettiva d'insieme
della raccolta, ma questa però si sfuma fino a tornare incomprensibile appena
si cerca con la ragione di comprenderne i parametri precedentemente fissati
nella memoria con una vana attenzione. Bella è nel suo insieme sia la raccolta,
come bello è ogni suo particolare, ma la sua struttura, il meccanismo che
ne ha permesso la costruzione equilibrandone ogni singolo componente in
rapporto al tutto, rimane un mistero. Proprio come i baci di Catullo all'amante,
la sequenza dei versi di Carla Forno sembra volutamente alterata affinché
più nessuno, forse anche la stessa autrice, ne possa più ricostruire il
naturale susseguirsi; pare sia permesso soltanto di apprezzarne il valore
intrinseco, frutto del connubio tra la materia offerta dal sentimento, con
la profonda e delicata capacità di padronanza dello strumento linguistico
utilizzato sempre in modo esemplare, così da ottenere composizioni capaci,
subito di farsi ammirare, e poi di lasciare un indelebile ricordo. DOMENICO BUSSI |
INDICE
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