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GIUSEPPE GOVONE
(1825-1872)
al servizio dello Stato
PREFAZIONE
Una brillante vita al servizio dello Stato

La vicenda emblematica di Giuseppe Govone (1825-1872), l'ufficiale piemontese dall'ascesa rapidissima e dall'inopinabile declino - che Piero Pieri colloca tra gli «elementi più intelligenti e vivaci» del pantheon dedicato ai «galantuomini e valent'uomini» dell'età risorgimentale -, accolta nel 2008 nel volume, ormai esaurito, pubblicato da L'Arciere, viene riproposta dal Centro Studi Piemontesi-Ca dé Studi Piemontèis in questa nuova edizione riveduta dall'Autore.
Nato da antica famiglia aristocratica del nostro Piemonte ed entrato, come Camillo Cavour e altri giovinetti di illustre prosapia, nell'Accademia militare di Torino, Govone votò la vita alla carriera delle armi. Studente modello fedele al motto del proprio casato, Omnis dies melior, divenne tosto brillante ufficiale pronto all'azione. Coraggioso, intuitivo, talora un po' supponente, «protetto da un astro fortunato», nel 1848-49 prese parte alla prima guerra d'indipendenza, conquistando la medaglia al valore per i fatti d'arme di Volta e Cerlungo. Ventitreenne, compì la sua prima ambasciata oltre gli angusti confini della patria conquistando la fiducia di Alfonso La Marmora, di cui divenne il pupillo. Accanto al generale biellese, sua «stella fissa» e insostituibile mentore, partecipò alla severa repressione della rivolta genovese dopo Novara, con tanta audacia da meritare una seconda medaglia. Inviato a ventott'anni in missione in Crimea in qualità di osservatore presso il quartier generale di Omer pascià, comandante delle truppe ottomane, partecipò alla campagna sul Danubio e alle operazioni in difesa di Silistria. Addetto agli eserciti franco-inglesi coalizzati contro le milizie dello zar di Russia, si distinse nella mitica battaglia di Balaclava (25 ottobre 1854), durante la quale, perduto il cavallo, rimase lievemente ferito; in prima linea nello scontro della Cernaia con il Corpo di spedizione sardo in Crimea (16 agosto 1855), prese parte all'assalto di Sebastopoli (8 settembre), ove fu di nuovo ferito. La diligenza e il coraggio mostrati nel servizio in terre lontane gli valsero l'avanzamento in carriera e la croce dell'Ordine militare di Savoia, ambitissimo guidardone del soldato fedele al suo re. Rientrato in patria, lontano dal fragore delle armi, collaborò al riordinamento dell'esercito e alla mobilitazione contro l'Austria, sinché gli fu affidato il compito di accompagnare alla frontiera i parlamentari nemici e «denunziare la dichiarazione di guerra» del 1859. Promosso colonnello e poi maggior generale comandante di una brigata di nuova formazione, fu inviato nel 1860 in Toscana e in seguito nel Mezzogiorno, per la lotta contro il brigantaggio e la repressione di rivolte antitaliane lungo il confine con lo Stato pontificio. Nel 1866, munito di «poche e generiche» istruzioni, fu a Berlino, apprezzato ambasciatore presso Bismark e Moltke; ma il ritorno in patria gli riservò un'accoglienza tiepida e distratta che ferì il suo orgoglio. La pagina più amara fu tuttavia Custoza, ove la sua resistenza valorosa cozzò contro la sordità del poco «tattico» generale Della Rocca e la miopia dei capi militari superiori.
A poco a poco il brillante ufficiale delle azioni temerarie, l'accorto diplomatico delle missioni fortunate, l'astuto agente dei maneggi segreti cominciò ad avvertire il proprio declino. Chiamato a far parte del ministero Lanza-Sella, gli fu attribuito il portafoglio della Guerra: ministro suo malgrado, dal dicembre 1869 lavorò febbrilmente alla riduzione delle spese e alla razionalizzazione dell'esercito non senza avvertire la crescente ostilità del monarca e dei colleghi generali, sinché gli esiti del conflitto franco-prussiano posero fine al suo impegno politico. Nel settembre 1870, prima di cogliere i frutti dei piani predisposti per la conquista di Roma, il «detestato» Govone, fatto segno di attacchi violenti, fu costretto alle dimissioni. L'odiosa campagna sferrata contro di lui, «unico ufficiale che aveva avuto il coraggio di sfidare l'impopolarità e di anteporre gli interessi complessivi del paese alla rabbiosa difesa della consorteria militare di cui faceva parte» (U. Levra, Lettere dalla Crimea, 2006) gli toglierà la volontà di riprendersi la vita. Avvolto nelle spire della follia, a soli 46 anni, porrà tragicamente fine alla propria storia: una storia avvincente dalla conclusione tragica, che Franco Contaretti ha indagato nelle pagine che seguono con empatia e grande attenzione.

ROSANNA ROCCIA
INDICE

Prefazione, Una brillante vita al servizio dello Stato
ROSANNA ROCCIA
Introduzione
Capitolo I
Un'antica famiglia tra Asti e Alba
Capitolo II
Giuseppe Govone, soldato europeo: l'Accademia Militare di Torino, la guerra del '48, le missioni in Germania, il ritorno a Novara (1836-1853)
Capitolo III
Dal Danubio alla Crimea (luglio 1853-ottobre 1854)
Capitolo IV
Da Balaklava a Sebastopoli e oltre (ottobre 1854-giugno 1856)
Capitolo V
Dalla fondazione del servizio segreto alla campagna del 1859
Capitolo VI
Da Gaeta alla Sicilia. Lotta al brigantaggio e alla renitenza alla leva (1860-67)
Capitolo VII
Il 1866
Dalla missione a Berlino alla DI Guerra d'Indipendenza (marzo-agosto 1866)
Capitolo VIII
Il 1866: Custoza
Capitolo IX
Parlamentare e ministro della guerra (1868-70)
Capitolo X
La follia e la morte 1870-1872
Congedo
I perché di una vita e dí una biografia
Bibliografia
Indice dei nomi




Franco Contaretti

GIUSEPPE GOVONE (1825-1872)

editore CENTRO STUDI PIEMONTESI
edizione 2015
pagine 186
formato 17x24
brossura
tempo medio evasione ordine
2 giorni

16.00 €
16 €

ISBN : 978-88-8262-228-2
EAN : 9788882622282

 
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