| LACRIME & SORRISI 40 anni di palio e storia astigiana |
Lacrime e Sorrisi è una galoppata dal
1967 al 2007 attraverso le vicende del Palio, accompagnate — anno per anno — dai fatti più importanti accaduti in provincia. |
IL PALIO DELLE ORIGINI Come tutti sanno, il primo Palio di cui si abbia memoria certa è quello del 1275, corso dagli astigiani intorno alle mura di Alba dopo averla sconfitta e aver saccheggiato il suo territorio. Il cronista Guglielmo Ventura, raccontando l'episodio, specifica "sicuti fieri solet in festo Sancti Secundi", ossia "come accade di solito (in Asti) nel giorno di San Secondo". È purtroppo impossibile stabilire quanto questa consuetudine fosse già consolidata nel 1275, anche se Ludovico Antonio Muratori nella XXIX Dissertazione sulle Antichità Italiane sostiene che sia il Palio di Asti che altre corse analoghe diffuse in tutto il nord Italia non si tennero prima della metà del tredicesimo secolo, e che comunque non vi siano testimonianze al riguardo. Vorrei però anche qui ricordare la tesi che già ho esposto nel volume Asti, la sua storia, il suo Palio: l'origine di queste manifestazioni potrebbe essere la nascita dei liberi Comuni e, nel caso di Asti, la data in questione è il 1095. Da quel momento in poi forse si ritenne di ridare prestigio a questo tipo di gara, già diffusa in passato, proprio per sottolineare — come argomenta Gianfranco Monaca nel suo libro La storia di Asti, quasi una controstoria — la matrice del nuovo governo cittadino, non più aristocratica ma borghese. Quindi il Comune abbandona i tornei cavallereschi riservati alla nobiltà per elevare a competizione cittadina per eccellenza una corsa con cavalli senza sella (segno di abilità ma probabilmente anche di indigenza) e senza regole particolari se non quelle fissate di volta in volta. E il desiderio di dare dignità a questa competizione è evidente anche dalla decisione (presa ovviamente prima del 1275, secondo Ventura) di abbinarla alla festa patronale di San Secondo. Un segno tangibile del legame profondo tra la città e il Palio è la determinazione con cui nei secoli gli astigiani chiesero a ogni nuovo governo non soltanto di mantenere la consuetudine della corsa ma anche di accollarsi l'onere di offrire annualmente i due drappi, uno per la festa del Santo e l'altro per la corsa, incombenza che fino al 1314 toccò ai Magistrati del libero Comune. In un documento del 20 aprile 1401 si legge che Giovanni de Fontaines, nominato dal Duca Luigi I di Orlèans governatore della città, dà mandato al tesoriere ducale Giovanni Rotario di Revigliasco di pagare il costo dei due drappi offerti quell'armo, uno alla chiesa e l'altro destinato al vincitore della corsa. Dal verbale di una seduta del Consiglio dei Savi del Comune di Asti, tenuta il 26 aprile 1441, si apprende di un singolare "incidente diplomatico": i canonici della Collegiata, ritenendo che il drappo offerto dal tesoriere ducale Enrico Buneo non fosse consono all'importanza dell'immagine cui era destinato, lo ridussero a pianeta, il paramento che il celebrante indossa durante la messa sopra il camice. Il tesoriere si offese e soltanto l'intervento dei sindaci Benentino de Catena e Sibaudo de Monti lo persuase a rinnovare l'offerta per l'anno in corso. Nicola Gabiani, nella seconda edizione del suo volume Il Palio di Asti, annota alcuni fornitori di drappi: Enrico e fratelli Lupi (1462, panno celeste e verde), Gregorio della Torre, genovese (1476 e 1477, velluto grana e cremisi), Antonio Pugliese (1501), Bernardo Capello di Santa Vittoria e Raffaele Pugliese (1517), Raffaele della Torre (1519), Bernardino di Bernardino e Raffaele Pugliese (1520). [..] Paolo Raviola |
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