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LE
LANGHE DELLA MEMORIA |
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Langhe non si perdono", ha scritto Cesare Pavese. Ma non sempre è cosi.
Le Langhe del destino avverso e dell'abbandono, della miseria materiale
sovraccarica di ignoranza e di superstizioni sono un lontano retaggio di
un mondo feudale, per troppo tempo ancorato ai suoi privilegi. Un mondo fatto spesso di sofferenze e di inganni, da rinnegare, di cui liberarsi. Un mondo di cui ci si è a lungo vergognati, ingombrante, rimosso. Proprio per questo il bisogno del recupero dell'identità, di un luogo dove i langhetti possano riconoscersi ed essere riconosciuti, appaesarsi, farsi terra e paese, dando spazio e fisicità alle voci dell'anima, è venuto alla ribalta in questi ultimi decenni con prepotenza, come un gesto di sfida. Di questa sfida, di un ritorno al paese ideale che tutti ci portiamo dentro, «che anche quando non ci sei resta ad aspettarti», Donato Bosca è stato e continua ad essere interprete. A contatto con persone che hanno ancora vissuto il tempo della tradizione orale, ha impegnato tutto se stesso nella ricerca della zona grigia dell'esistenza, essenziale per una comprensione non addomesticata della vita e della cultura, imbattendosi in masche, libri dei comando, guaritori, santi, renitenti, preti, padroni, servi, vinti e vincitori che hanno cercato nei riti consolatori della rappresentazione, della preghiera, del canto, della questua, del gioco e dell'affabulazione le ragioni dei loro stare al mondo. Ne è scaturita una ricerca sul terreno che non è solo indagine di tradizioni, gesti, parole, trasmessi di generazione in generazione, da padre in figlio. E' un'azione più complessa, ripetuta, mai conclusa, paragonabile al lavoro di dissodamento dei terreni messi a coltura, strappati al diserbo. Lavorando con ostinazione a questo suo microcosmo, lo studioso delle masche ha dato volto e luminosità al territorio che lo scrittore albese Beppe Fenoglio ha battezzato come "il vero Sinai delle colline". E le Langhe vivono in questo libro come in un affresco nascosto sotto la calce, ripulito, tornato visibile. Un affresco con i sapori forti e delicati della storia e della poesia, senza enfasi né retorica, raccontato quasi con pudore. |
INDICE
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