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LEGGENDE E RACCONTI POPOLARI DEL PIEMONTE
Storie di diavoli e santi, streghe e folletti, frati e briganti, luoghi e personaggi del mito e della storia,
da Eridano a Griselda, da Carlo Magno alla bell'Alda
Una regione ai piedi dei monti, punto d'incontro tra l'area linguistico-culturale transalpina e quella padana, già nettamente definita dalla configurazione morfologica: il Piemonte. La sua gente: un popolo operoso e paziente, coscienzioso e tenace, rispettoso dei principi morali, cauto se non restio nei confronti del nuovo, attaccato alla terra e al lavoro, provato da guerre e calamità naturali e capace di ritrovare in se stesso la forza per risollevarsi. Alle caratteristiche del Piemonte e dei suoi abitanti riporta la tradizione narrativa popolare, che attinge al profondo pozzo dell'immaginoso in cui sedimentano le fiabe ed i miti di ogni tempo e paese, ma delinea una sua fisionomia, non solo per la ricchezza di sentimenti che esprime, ma per un'esigenza di concretezza tipicamente montanara e contadina. Spigolando nelle Langhe, nel Monferrato, nelle vallate alpine, Tersilla Gatto Chanu ha riscoperto e ricostruito i miti, le favole, le leggende tramandate dalla memoria popolare, che ai clamorosi eventi e ai celebri personaggi (da Carlo Magno a Giovanna D'Angiò) affianca la spicciola storia locale, fatta di imprese brigantesche, di rivalità fra comuni, di quotidiana vita paesana. Una storia in cui, con tutta naturalezza, si incontrano santi e folletti, diavoli, streghe e fantasmi.

PREFAZIONE

Dicono che nel Duemila, cioè fra poco, l'uomo avrà sempre più bisogno di stregoni per curare il proprio spirito e per sconfiggere le paure dell'ignoto: ma non l'ignoto dell'aldilà, rispetto al quale ci si augura possano persistere i tradizionali presidíi, bensì il semplice e drammatico delinearsi dell'indomani, del giorno dopo. Maghi, streghe e indovini può darsi dunque che riabitino il nostro mondo, anzi che ne prendano possesso in carne ed ossa rivitalizzando i fantasmi del Medioevo dentro una civiltà impossibile da definirsi.
Tutto sommato, le creature letterarie e quelle del genuino foklore, dominavano con la loro impronta orrida le notti dei secoli scorsi ma ancora dei decenni iniziali di questo ventesimo che sta esaurendosi, e tuttavia parevano meno credibili allora di quanto non gli tocchi oggi e nella prospettiva futura. Sono sempre più numerosi, insomma, i presunti sapienti che non escludono, per il passato e per l'avvenire, la caratterizzazione reale delle «masche» e dei folletti, rispetto allo scetticismo dei presunti ignoranti che di mistero s'imbevevano nelle lunghe veglie invernali, dissolvendolo poi subito, il mistero, in mezzo ai solchi e ai filari, non appena i lavori rustici di primavera chiamavano all'aperto.
Dev'essere per questo che c'è tanto desiderio di rivisitare la supposta credulità dei nostri vecchi, quasi a scoprire nei personaggi di favola una sfuggita aderenza al reale, e nelle vicende fantastiche una recondita logica che potrebbe accreditarle seriosamente dopo i sotterranei dubbi del tempo che fu. E se certe creature umane potessero davvero trasformarsi in insetti o quadrupedi, se certi animali parlassero e si giungesse a capirli, se tra satiri e caproni non ci fosse una semplice corrispondenza estetica, ma piuttosto genetica? Chi può essere così sicuro da affermare o da escludere assolutamente?
Nelle fiabe convenzionali è il male, sia pure nelle sue modificazioni, ad essere di regola sconfitto dal bene; nei racconti popolari, nelle leggende, nelle «storie» ben localizzate e connotate, è al contrario quasi sempre il maligno a lasciare la sua impronta, che sa di zolfo, di bruciaticcio, di mistero infine dissolto. Che aspetto può assumere il demonio? Gli esperti assicurano come egli sappia nascondersi nelle eccellenze e nelle degradazioni, nell'avvenenza e nella bruttezza, in qualsivoglia sesso nel caso che l'antica e sola distinzione non bastasse più. E dunque andiamoci piano, con il sorridere di vena forzatamente ironica.
E se i trapassati si appalesassero non solo a chi gli è in occasionale sintonia, se in un venditore di fiori o di aceendini a un incrocio semaforico di strade si nascondesse un figlio di re o di presidente, se la zingara che legge la mano altrui avesse davvero nozioni sulle sorgenti umane e sul loro opposto per averle apprese in una realtà fintasi sogno?
In fondo, credere negli stivali delle sette leghe, vuoi dire avere una ragguardevole fiducia nel protrarsi del nostro mondo, in quanto finora essi, che io sappia, non li ha inventati nessuno (un paio di stivali così vale un miliardo di aeroplani). Per ciò basta pazientare, aspettare: soprattutto occorre un impegno verso se stessi d'essere testimoni di epoche all'innanzi senza limiti alla provvidenza: quasi una scommessa dentro la quale, siatene certi, ci si trova assai bene. E vedere se il tessuto-favola ci vestirà o ci denuderà.
Ed ecco che Tersilla Gatto Chanu ci dona questa suggestiva e lunghissima veglia piemontese rituffata in ere che sembrano mitologiche e ne scopri subito altre più remote. E una riscrittura, puntigliosa e godibile, di ciò su cui a volte si sono soffermati illustri autori; ma è soprattutto un riandare nella tradizione orale, una sosta fra i semibiblici patriarchi delle campagne subalpine ma anche delle città medioevali, comunali e rinascimentali, o in quelle pre-rivoluzionarie nella matrice francese del termine, magari la Torino descritta da Pietracqua, da Brero, da Gervasio, da Ruggiero.
Nessun dubbio che la campagna offra ambienti, scenari, personaggi, più adeguati e meglio disponibili per la semifatalità delle loro condizioni e delle loro imprese. Ma che nessuno dicci o pensi, per favore, che questi racconti riesplorati dalla Gatto Chanu siano da leggere accanto al fuoco di un caminetto. Sono fuoco essi stessi, e c'è da capire come potessero essere in voga nei tempi andati, quando le stanze delle cascine, d'inverno, avevano arabeschi di ghiaccio contro l'intonaco interno dei muri.
No, questo libro è da leggere in treno o in aereo, alla fresca ombra di un bell'albero non contaminato né da nubi tossiche né da una eccessiva dispersione di fitofarmaci. O magari nel bel mezzo di un prato, e in questo caso fate attenzione ai serpentelli, alle innocue bisce che potreste trovarvi con la testa ritta come un periscopio fra l'erba: fate attenzione non nel senso di fuggirli, ma in quanto, con qualche buona volontà, vi potrebbe essere dato di rompere un incantesimo e di veder materializzarsi un principe azzurro o una fanciulla bionda (nelle campagne, le donne erano generalmente brune, in Piemonte almeno: perciò il desiderio fu sempre biondo, appunto).
Tanti titolari di reami, in queste pagine, ma anche tanti popolani per nulla rassegnati alla sorte, visto che gli stratagemmi non mancavano e non mancano. Finalizzazioni benefiche ma prevalenza di sopercherie, di gelosie, di sentimenti ignobili, al cui confronto le pur esaltate virtù brillano più di Lucifero quando s'approssima l'alba.
Tersilla Gatto Chanu ha la tempra della narratrice, la padronanza della materia - su cui si intrattiene per il diletto dei lettori, l'amore grande per una terra, il Piemonte, che grande lo è, in ciò che ha dato e in ciò che ha sofferto. E vero che le leggende popolari, con differenziazioni di opportunità regionalistiche, si assomigliano un po' tutte. Ma i racconti che qui troverete sono in gran parte tipici delle campagne e delle montagne piemontesi, raggruppate e allo stesso tempo distribuite, assieme alle fertili pianure, in numerose piccole patrie, ciascuna con un suo dialetto e una quasi specifica cultura, per mentalità e abitudini. Consensi quindi all'autrice, anche per l'accurato e intelligente panorama etnico, storico e sociale che inquadra la vasta scelta favolistica.
Viene quasi voglia di concludere, e chissà se è poi proprio azzardato, che di fronte a tante avventure, non sai se la realtà sia questa che viviamo o non piuttosto quella qui fantasticata. Ne riparleremo nel Duemila, è meglio.

FRANCO PICCINELLI
INDICE

Prefazione di Franco Piccinelli

INTRODUZIONE

Una regione ai piedi dei monti
I dialetti piemontesi
Le raccolte
Le fiabe
Le leggende
Leggende storiche
Le streghe
I trapassati
Il diavolo
Il recupero della tradizione orale

I LUOGHI...

La disfatta dei demoni
L'esercito di Bra
Pamparato
La Balma di Vonzo
Il codice di Pralungo
Toponomastica biellese
Il «babi» di Biella
Il pozzo della Giaconera
La Pietra della Gallina
Gli spergiuri
Il toro

... E I PERSONAGGI

Eridano
Griselda
il cavaliere della balutera
La bell'Alda
La strega Micilina
Garibuia
I piedi della regina Giovanna
L'Uomo Selvatico
Il re Carlo e i Longobardi
Storia di cavalieri, gentili dame e un trovator cortese

FRATI E BRIGANTI

Fra Valtario
Bellabarba
Le bocce d'oro
Fraghiottone
L'Abate Senza Fastidi
La clava di fratel Ginepro
L'uomo dalla mano mozza
La sonagliera
L'imperatore della Fraschea

DIAVOLI E SANTI

La Pietra del Diavolo
il ponte del diavolo
I due corni della Bisalta
Il sacco del diavolo
La Pietra Cagna
I pugni del diavolo
La cesta del diavolo
Oche, serpenti, cavallette e santi
il vulcano spento
I maledetti di S. Costanzo
S. Teobaldo, romita e sacrestano
S. Antonio del maialino
Il dubbio di S. Eldrado
La minestra divisa

FIABE...

I dodici fratelli
La Montagna dei Sette Vetri
Il principe maiale
Talina e Caterina
La penna dell'uccello Grifone
Il linguaggio degli animali
Giovannino Senza Paura
Canna di Ferro
Masino e la masca Micilina
Il principe innamorato di una statua
Naso d'Argento
Un affare di stato

... E RACCONTI PER PASSAR LA SERA

Il gallo del prete
La confessione
Cornancù
Il culès
La Pietra della Carrata
Cric e Croc
L'attestato
Il lupo e la volpe
Santa Miseria
La razza piemontese
Tonio Faina
I giorni della merla
Il sarto
La Scala dei Sorci
La bacchetta del comando
La capra di Bastiano
Cimabue

Bibliografia




Tersilla Gatto Chanu

LEGGENDE E RACCONTI POPOLARI DEL PIEMONTE

editore NEWTON & COMPTON
edizione 2010
pagine 318
formato 15x22,5
brossura con alette
tempo medio evasione ordine
ESAURITO

12.90 €
12.90 €

ISBN : 978-88-541-1866-9
EAN : 9788854118669

 
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