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AL LITANIJI DI GIÒBIA Storie in dialetto moncalvese |
| DUE PAROLE DEL REVISORE Leggendo il bellissimo testo di Buronzo Al Litaniji di giòbia, mi è cascata sottocchio tutta una serie di errori fino ad arrivare (addirittura!) a scoprire un verso esistente nella traduzione italiana e completamente mancante nell'originale. Gli errori, di composizione tipografica sono comprensibili, perchè dovuti a due motivi semplicissimi: forse chi componeva non conosceva il piemontese (il testo è stato stampato a Bergamo!) e comporre in piemontese non era facile; e, causa forse più rilevante, la composizione a mano si eseguiva componendo il testo da destra verso sinistra, cioè, al contrario... immaginiamo la difficoltà! Motivo per cui, qualcosina si può perdonare al compositore! Il che non toglie, visto il valore dell'opera, che mi dispiacesse vedere ristampare il testo con tutta quella serie di errori (più di trecento) che lo costellavano, disturbando sia la lettura che il valore intrinseco dell'opera. Così, mi sono preso in mano Al litaniji di giòbia, me lo sono letto, riletto e, soprattutto, profondamente analizzato per dargli una grafia definitiva rispettando nel modo più assoluto, composizione per composizione, lo spirito e la grafia dell'autore. Ma il lavoro non è stato facile, perché non si trattava di correggere semplicemente gli errori del compositore: per poterlo fare si trattava di analizzare a fondo il sistema grafico adottato, in quel particolare momento, dal Buronzo. Infatti, approfondendo l'analisi del testo, si evidenziano due ben distinti momenti di scrittura non consecutivi, ma alternati, per cui la problematica era di intervenire rispettando assolutamente quale delle due grafie l'autore stesso avesse voluto usare in quel particolare momento. Il problema più grosso era (come al solito!) analizzare come erano resi i suoni particolari del piemontese. Analizzando il testo, si nota benissimo (come in Nino Costa!) la ricerca dell'uso della grafia normalizzata. Per esempio, mentre alle pagine 86-88 scrive la o con la ò accentata, alle pagine 90-92, la o la scrive ou; mentre a pagina 102 e seguente la u francese la scrive u, alle pagine 132 e 134 la stessa u francese la troviamo scritta ü. E cosi via per non annoiare il lettore, però sottolineando che notevoli differenze si riscontrano anche per numerosi altri suoni. Si trattava quindi di stabilire esattamente, e per ogni composizione, la grafia adottata e correggere eventuali errori di stampa legati a quella precisa composizione poetica. Per esempio, non ho corretto la parola acqua che la troviamo scritta in forma italiana a pag. 58 e la troviamo scritta in forma piemontese: aqua a pagina 64, perché questo termine (come diversi altri) fa parte di quella continua ricerca che viveva l'autore. Da pagina 130 alla fine, Buronzo ha definitivamente scelto la sua grafia e non ci sono più dubbi di lettura. Se una critica si può fare, a questa splendida raccolta di versi, è che si riscontrano molte parole italiane piemontesizzate e altre parole non proprio del dialetto di Moncalvo... Questo, però, è un altro discorso! |
INDICE Due parole del revisore Note bibliografiche su Vincenzo Buronzo Vincenzo Buronzo: la produzione letteraria La personalità poliedrica di Vincenzo Buronzo I PARTE MOTIVI MONCALVESI [..] II PARTE TIPI MONFERRINI [..] III PARTE LEGGENDE STORICHE [..] Commiato |
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