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MANTOVANI |
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Guida ai migliori difetti e alle peggiori
virtù Fiero delle proprie origini, geloso delle tradizioni, orgoglioso della cucina, sempre pronto a tessere le lodi della propria terra. Ecco, in estrema sintesi, il ritratto del mantovano, un curioso personaggio intimamente convinto che al centro di tutto ci sia Mantova, la sua provincia e attorno il nulla. Instancabile polemista, poco espansivo coi furastér (forestieri) e talmente attaccato ai bèsi (soldi) da aver tradotto il latino "Pecunia non olet" in "I bèsi i 'n sposa mia" ("i soldi non hanno odore"). Innamorato del Po e della nebbia, campanilista convinto ("Il Lambrusco è meglio del Brunello"), ossessionato dall'apparire ("L'abito fa il monaco") e contorto nel modo di esprimersi (se fa freddo commenta "Inco as suda mia!" "Oggi non si suda"). E così attaccato al mito di Virgilio di avergli dedicato perfino una pera col marchio dop. La New York padana Cosa non dovete mai dire a un abitante del capoluogo, a uno che si ritiene mantovano per antonomasia, a un biget insomma, per non farlo letteralmente andare in bestia? La risposta è fin troppo facile: non ditegli mai che è un provinciale; qualsiasi cosa ma non questa. Si, perchè il nostro è sostanzialmente un insicuro, una persona in cerca d'identità, un individuo borderline angosciato dall'apparire e fermamente convinto che Mantova sia una simil New York con tanto di Fifth Avenue (corso Umberto I) e statua della libertà (Virgilio in piazza Virgiliana). |
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