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IMMAGINI DI IERI... ...IL FUTURO DEL PASSATO Carlo Franco: Dal carboncino all'otturatore Secondo Pia: "Fotografo per diletto" 2000 anni fa, nel segreto di una tomba, la prima foto della storia Giovanni Pastrone: Pioniere e regista del cinema muto Ernesto e Angelo Nebiolo: Alt! si posa per la pubblicità Michele Gallo: Genio poliedrico e bontempone |
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Un albero privo di radici intristisce e muore.... una società priva di "passato" non ha futuro. E' questa la rampa di lancio che ci ha catapultati a ritroso nel tempo per ripescare lontane immagini evanescenti e riproporle, rinnovate, alle generazioni future. Vuole essere un piccolo saggio tra migliaia di immagini inedite, pronte a "rivelarsi", immagini semplici, umili, nascoste.... che ci sussurrano piano (ipotetico fiore) "Non ti scordar di me!". Gli autori SAPORE... DI IMMAGINI
I libri, di solito, si leggono. Questo è da assaporare, osservare, vedere, sentire. Già dalle prime pagine appare il suo straordinario valore: è un volume che sgorga da un'anima traboccante amore e sensibilità. Non basta sfogliarlo per poi sorridere sul nostro passato, un Monferrato di ieri quando acetilene e carburo erano un lusso. Bisogna piegarsi su ogni foto, e scoprisse i dettagli, ed allora ogni particolare prenderà corpo, e l'immagine sarà viva storia: di maggior spessore per noi, figliati da questa terra gibbosa di colline, scalfita da valli, plasmata da un lavoro perenne. Sono
quadri densi di quel sentimento che i Franco si portano appresso, scolpito
nel loro DNA, col genoma dei galantuomini senza tempo. Quello, che oltre
il lavoro trafficava con soffietti, torchietti e nitrato d'argento, sicuro
di lasciare alla sua gente un motivo d'immortalità, Questi, che si adopera
con accanimento affinché tanta ricchezza non cada nel dimenticatoio, ma
diventi una pietra miliare dell'epopea sociale dell'astigiano. Carlo Franco
non ha ritratto lustri lontani, e più di un lettore li ricorderà ancora
di quand'erano teatro di gioventù. Erano anni in cui l'oggi prendeva forma
e la civiltà dell'immagine iniziava a mettere fuori timidamente le proprie
testimonianze: occhi fissi, ossa pietrificate, corpi in posa statuaria
e spiriti timorati di Dio e di famiglia. Si lavorava per il dovere, in
nome della famiglia. |
La
"foto" appare nella sua verità: un momento importante, da richiedere
l'abito buono della festa, i riccioli ritorti da ferri rococò nelle acconciature
femminili, i baffi stirati col sego e divise, divise d'esercito, di banda,
da cacciatore, o della prima comunione, non importa, purché dai loro lucidi
bottoni, emerga il carattere. Non ci sono visi comuni, ogni ritratto ha
un suo ruolo: tessere di un mosaico di viva epoca che Franco, come il
più attento dei cronisti, ha trasferito dal passato agli occhi del presente.
L'uomo, il suo ambiente, le sue ambizioni, a volte commoventi come assurge
a questo ruolo il semplice cappello, oggi disuso, ieri ancora testimonianza
di uno status symbol. E poi il lavoro, gli attrezzi ed i prodotti. Ed
accanto alle gioiose feste campestri appaiono le macchine ed allora le
immagini perdono il loro grigio ed angoscioso mutismo e ci trasmettono
suoni, scoppiettii, richiami: il veloce ritmo della pedalata, l'accordo
della banda, il cicaleccio delle sagre, dei gruppi, della prima Balilla
che arriva in paese od il bisbiglio del nulla che aleggia attorno alle
medioevali costruzioni ormai minate dalle intemperie. Davvero un maestro questo Carlo Franco che, grazie a quest'opera, entra di diritto tra i grandi della fotografia. Ed il testo, nella sua generosa e genuina immediatezza, ne fa esemplare cornice. Dal Franco al Pia, dallo studio di Giulio Benzi alle intuizioni di Pastrone, Gallo Nebiolo. Una raccolta che trasmette con capacità un messaggio denso di valori: bisogna amare questi contadini dai volti burberi e questi artigiani dalle pose volutamente trionfanti, anche se palesemente diffidenti davanti all'obiettivo. Sono istantanee di una vita che è simbolo di saggezza, umiltà e forza: album pudico come s'addice alla nobiltà della vita. E mentre una pagina ci fa sorridere, un'altra ci commuove, ed al- tra ci riscatta ed altra ancora ci riempie di gioia, felici d'aver trovato un alito del respiro in cui siamo nati. Sono immagini immobili, è vero, ma certamente più vere di tanti film d'oggi. Dobbiamo essere riconoscenti al messaggio che i Franco hanno voluto trasmetterci. Come le grandi opere esso non ha scadenza, e rimarrà inalterato per i secoli futuri. Curiosa singolarità, come linguaggio hanno usato la fotografia: unico strumento che l'uomo possiede per fermare il tempo. Ito
De Rolandis
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