| PINÒCCHIO AN PIEMONTEIS |
| Riedizione del volume nella gustosissima traduzione di Guido Griva quanto mai aderente allo spirito del capolavoro collodiano, con le illustrazioni, deliziosamente tradizionali, di Vincenzo Nicoletti, saggi introduttivi e finali e dotata di notevole apparato iconografico. COLLODI IN DIALETTO - E il Campo dei Miracoli dov'è ? - domandò Pinocchio. - È qui a due passi. Detto e fatto, traversarono la città e, usciti fuori dalle mura, si fermarono in un campo solitario che, su per giù, somigliava a tutti gli altri campi. Carlo Lorenzini detto Collodi non si preoccupò fosse riconoscibile lo scenario nel quale stava immergendo il suo Pinocchio. Le sue descrizioni in proposito sono sempre di estrema vaghezza. Inoltre con vistose contraddizioni quando ad esempio parla della povera e nuda casa di Geppetto che aveva come mobilia "una seggiola cattiva, un letto poco buono e un tavolino tutto rovinato"che d'improvviso si presenta, quando Pinocchio vi ritorna al quinto capitolo affamato e "si dette a correre per la stanza e a frugare per tutte le cassette, per tutti i ripostigli in cerca di un po' di pane", con qualche povero arredo in più. Senza logica apparente. Che è il sale di ogni favola degna di questo nome, cioè di stretta parentela con l'impalpabile incontrollata non realtà del sogno. Erano e rimangono le allegorie e le metafore di cui è condito il racconto a renderlo accattivante, portando il lettore, soprattutto adulto, a più di una divertita riflessione. Sí sa per certo che la stesura del suo capolavoro fu portata avanti a salti e bocconi, con un paio di interruzioni che secondo la volontà di Collodi dovevano chiudere lì il racconto. La più importante avviene al capitolo quindicesimo con Pinocchio impiccato ad un ramo della Quercia grande dal Gatto e dalla Volpe mascherati da assassini decisi a rubargli le quattro monete d'oro rimastegli in tasca. Con la quinta moneta aveva pagato la cena dei suoi ingordi "ospiti" all'osteria del Gambero Rosso. A poco a poco gli occhi gli si appannarono, e sebbene sentisse avvicinarsi la morte, pure sperava sempre che da un momento all'altro sarebbe capitata qualche anima pietosa a dargli aiuto. Ma quando, aspetta aspetta, vide che non compariva nessuno, proprio nessuno, allora gli tornò in mente il suo povero babbo... e balbettò quasi moribondo: Oh, babbo mio... se tu fossi qui!... E non ebbe fiato per dir altro. Chiuse gli occhi, aprì la bocca, stirò le gambe e, dato un grande scossone, rimase lì come intirizzito. [..] |
INDICE PREMESSA A QUESTA EDIZIONE COLLODI IN DIALETTO di Piero Zanotto PINOCCHIO ILLUSTRATO ALLA PIEMONTESE di Giovanna Spagarino Viglongo Avvertenze del traduttore (Guido Griva) Alcune essenziali regole di grafia e di pronunzia della lingua piemontese J'AVENTURE 'D PINÒCCHIO [..] CONSIDERAZIONI di Riccardo Massano LA TORINO DI COLLODI INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI |
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