| LA QUARANTADUESIMA CARTA |
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Tra suspence
e ironia un'eccentrica storia gotica, ambientata nella Torino del primo
Novecento, dove il mondo liberty, evocato nei colori e nelle atmosfere,
nei mimetismi dello stile e nelle cadenze floreali del linguaggio, non
è soltanto uno scenario prezioso, ma è metafora della modernità,
con i suoi bisogni di apparenze e immagini invece che di cose, di abbagliamenti
e favolosi travestimenti, di simulacri e feticci. La giovane sensitiva
Erina, al termine di uno spettacolo di illusionismo, viene chiesta in
sposa dal cupo ed enigmatico dottor Barbi, anatomo-patologo e ipnotista,
che vuol condurre su di lei i suoi esperimenti di metapsichica. Nella
dimora di costui un castelletto neogotico-jugendstil dall'aria spiritata,
onirica e sinistra, la fragile e incerta ragazza trascorre le giornate
sola in compania di un ambiguo maggiordomo e dalla nana Iliade, che si
dicono depositari dei foschi segreti della casa, e, suggestionabile com'è,
si convince di rivivere la leggenda nera di Barbablu. Ma la verità
che le si svelerà alla fine sarà molto diversa, per quanto
non meno terribile. |
"Il
dottor Edmondo Barbi entrò nel salone moresco del Cascino di Cabourg
quando già l'orchestrina, nascosto dietro un folto di piante in
vaso, ritmava gli esotici suoni di un tango. |
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