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RICERCA DEL VECCHIO PIEMONTE II modi di dire piemontesi |
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Un
Vecchio Piemonte che rivive nella sapida sapienza dei suoi modi
di dire, mutati dall'aspra civiltà contadina, relegata nel cerchio
della fame e della fatica di vivere. Rabbia, violenza, ma anche gioco scurrile e nonsense: la creatività popolare esplose in traguardi linguistici irripetibili, dove regna un'ironia sublime. NOTA DELL'EDITORE Salvé nòstr parlé. Salvelo sercand ed rendje soa finessa e soa fòrsa, soa serietà e soa blessa, sercand ed rendje sò patrimòni 'd paròle e d'espression nostran-e, sò fond d'ideje e 'd sentiment piemontèis (Pinin Pacòt) La pubblicazione del secondo volume dei Modi di dire a cura di Lorenzo Burzio risponde a questa precisa esigenza: salvare il patrimonio linguistico piemontese, così come si espande nelle parole ed espressioni nostrane, da raccogliere con urgenza prima che vengano cancellate dal tarlo del tempo. Come nel volume precedente, la scrittura originale delle locuzioni piemontesi è stata sostituita con la grafia normalizzata ed unificata, il cui nucleo originale risale alla fine del XVIII secolo. Al di là della fluidità tranciante di certe espressioni, sospese tra fantasia e quotidianità con punte di sana volgarità, balzano in primo piano le analisi illuminanti dell'autore della raccolta, che spaziano dalla civiltà della fame alle ascendenze linguistiche, dalla religione alla psicanalisi, dalle radici contadine alla poesia. Specchio del passato e memoria del presente: in queste pagine c'è un guizzo della nostra storia e della nostra lingua. |
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