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STATUTI DEL COMUNE DI BIELLA
Statuta Comunis Bugelle
PRESENTAZIONE

Da poco meno di vent'anni la città di Biella ha un proprio "statuto", che fissa le regole essenziali del suo funzionamento, previsto da una legge statale del 1990 nella prospettiva di riconoscere un poco di autonomia ad ogni comune. L'idea si è ispirata alla situazione dei comuni medievali e dei loro "statuti".
In effetti, però, le "libertà" - cioè le autonomie - di cui godevano i comu-ni medievali, ed anche quello di Biella (datosi ai Savoia nel 1379 con patti nel complesso piuttosto vantaggiosi), attestate dai loro "statuti", erano una cosa ben più ampia e diversa, quando non esisteva ancora un vero e proprio "stato". Il comune di Biella, in specie, aveva organi propri, iniziativa discrezionale di politica interna e verso i comuni vicini, competenza piena sull'ordine pubblico interno e di difesa dall'esterno con truppe proprie, finanze del tutto autonome, proprietà vaste e redditizie, controllo completo sull'attività economica tanto agricola che artigianale: il solo limite stava nella sudditanza politica al proprio signore, cioè prima il lontano e debole vescovo di Vercelli, poi il conte - in seguito duca - di Savoia.
In età moderna il progressivo affermarsi della sovranità dello stato - nel nostro caso quello sabaudo - ha via via ridotto queste autonomie, sino al pieno appiattimento di ogni comune piemontese sotto una legislazione regia omogenea, prima nel 1733, poi nel 1775. Nonostante i formali proclami di "libertà" della Rivoluzione francese, l'accentramento è proseguito in periodo napoleonico ed è continuato nel Regno costituzionale sabaudo con la legge Rattazzi del 1859 e poi con quella unitaria del 1865 sulle amministrazioni locali: ogni comu-ne è stato considerato soggetto - come un minorenne - al controllo "tutorio" prefettizio. Nulla è mutato poi per circa un secolo.
In compenso, l'interesse della sensibilità romantica per la riscoperta di un celebre passato dei comuni medievali italiani ha rinfocolato l'attenzione - sul piano meramente culturale - per le vestigia costituite dagli statuti comunali: i molteplici interessi di un illustre e perspicace biellese come Quintino Sella si sono segnalati anche in questo campo, con iniziative incisive e preveggenti, che hanno portato prima alla riscoperta e poi ad una iniziale edizione dei nostri antichi statuti biellesi.
L'attuale Costituzione repubblicana ha ridato impulso alle autonomie locali, in una prospettiva nella quale lo stato nazionale è venuto da un lato ad inserirsi in ben più vaste organizzazioni sovranazionali, dall'altro a tener conto delle più ridotte - territorialmente, ma non culturalmente - istituzioni locali. Il comune è la più piccola, ma pure la più immediata, nella quale con maggior facilità si concentra il senso di appartenenza del cittadino nazionale.
Può essere quindi di un certo interesse riprendere in esame - dal punto di vista culturale - una situazione molto lontana nei secoli, come quella delle autonomie e degli statuti comunali, espressione quasi 'esotica' di una civiltà ormai da noi attualmente quasi scomparsa, ma forse attraente per l'uomo del terzo millennio come può esserlo quella di certi odierni ambienti extraeuropeí. Il piacere della conoscenza e dell'evasione può essere trovato nelle civiltà del passato come in quelle 'esotiche' del presente.
L'attuale riedizione degli statuti di Biella può però essere anche un'occasione per riflettere su un sistema di aggregazione sociale diverso dall'attuale, con la consapevolezza peraltro della ben più complessa nostra civiltà postindustriale rispetto alla molto più semplice civiltà contadina ed artigiana del medioevo. L'uomo consapevole di sé non può perdere il senso delle sue 'radici', non solo per lo stesso suo innato bagaglio culturale, ma anche per la sentita necessità di una costante vivace comparazione fra passato-presente-futuro.
In questa prospettiva, la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, in collaborazione col Centro Studi Piemontesi, ha pensato di offrire una nuova edizione, scientificamente e filologicamente corretta, dei manoscritti degli statuti del comune di Biella, nella parte (purtroppo incompleta) conservatasi e di affiancarvi una comoda traduzione a fronte, per consentirne un ragionevole approccio attuale. Ringrazia vivamente per ciò tutti coloro che hanno collaborato all'iniziativa e si augura di poter fornire così un utile elemento di valutazione per un esteso pubblico di lettori, interessato alla conoscenza della propria storia ma anche ad una comparativa ed intelligente riflessione sulle istituzioni tanto del passato quanto del presente e del futuro.

LUIGI SQUELLARIO
Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Biella
INDICE

LUIGI SQUILLARIO
Presentazione

GIAN SANINO PENE VIDARI
Introduzione

PATRIZIA CANCIAN - ELISABETTA DE BIASIO
Criteri di edizione e traduzione

Statuta Comunis Bugelle
Statuti del Comune di Biella

Fragmenta Statutorum Comunis Bugelle
Frammenti degli Statuti del Comune di Biella

Liber Statutorum Bugelle
Libro degli Statuti di Biella

Statuta super sindicatione potestatis Bugelle eiusque familie
Statuti sul sindacato del podestà di Biella e della sua famiglia

Liber sacramentorum consulum et officialium
Libro dei giuramenti dei consoli e degli ufficiali

Indice




Patrizia Cancian

STATUTI DEL COMUNE DI BIELLA

editore CENTRO STUDI PIEMONTESI
edizione 2009
pagine 392
formato 17x24
cartonato con sovracoperta a colori
tempo medio evasione ordine
5 giorni

40.00 €
40.00 €

ISBN : 978-88-8262-145-2
EAN : 9788882621452

 
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