| TESORI DEL MARCHESATO PALEOLOGO |
| Mostra
promossa dalla FONDAZIONE PIERA, PIETRO E GIOVANNI FERRERO e dalla SOPRINTENDENZA PER IL PATRIMONIO STORICO, ARTISTICO E DEMOETNOANTROPOLOGICO DEL PIEMONTE Alba, 19 ottobre - 8 dicembre 2003 |
SAGGI
INTRODUTTIVI Per la Storia dell'Arte ad Alba e nell'Albese Giovanni Romano La mostra recente su Macrino (promossa dalla Fondazione Ferrero) e alcuni libri della Fondazione CRT e della Famija Albèisa hanno messo a punto un profilo ormai soddisfacente della tradizione artistica ad Alba nel Medioevo e nel Rinascimento, riconoscendone la inconfondibile autonomia, le ricche diramazioni verso le aree contigue della nostra regione e anche le aperture verso esperienze esterne al Piemonte. E' un motivo di grande soddisfazione per chi è convinto dell'inesauribile dispiegarsi sul territorio italiano di varietà culturali specifiche per ogni centro urbano ed è uno stimolo a proseguire anche per i secoli più vicini a noi; Casale Monferrato è stata più fortunata sotto questo profilo, a partire almeno dal libro d'insieme della Gabrielli (1935), e pertanto ne parleremo solo in modo indiretto. Senza rinunciare a un nuovo sguardo sul passato più lontano la mostra attuale, ancora con il generoso sostegno della Fondazione Ferrero, si avventura a delineare per la prima volta anche i tratti portanti della produzione artistica albese nell'epoca del Manierismo e del Barocco (in questo si ricollega e fornisce nuovo incitamento all'impresa avviata nella Grande Provincia con iniziative parallele a Cuneo, Mondovì e Savigliano, mentre mette opportunamente in evidenza l'intervento continuo e diffuso degli uffici di tutela). Per Alba il primo confronto resta naturalmente la metà casalese del Marchesato Paleologo, ma, con il tardo Cinquecento, quella realtà politica e culturale, quella fedeltà mai sentita come esclusiva hanno perso la loro forza di richiamo e si profilano sull'orizzonte artistico della città e del suo territorio altre esperienze e altri poli di gravitazione. Il più vistoso e prevedibile è il polo mantovano-cremonese, per ovvi motivi politici e religiosi, e andrà approfondita la responsabilità del vescovo Vida verso il bellissimo Martirio di San Lorenzo di Giulio Campi in Duomo e le perdute ante d'organo di Bernardino Campi, ricordate fino al Bartoli (1776); mostra una inconfondibile aria cremonese, alla Malosso, la pala con la Madonna incoronata dalla Trinità oggi nella cappella di San Teobaldo in Duomo, e mi domando se non vada letto in chiave di manierismo padano anche il raffinato rilievo con il Battesimo di Cristo conservato in Vescovado (che merita di essere meglio conosciuto). Ricorda da vicino esempi in stucco e in legno e il paragone più omogeneo potrebbe riconoscersi nei dossali scolpiti da Angelo Marini, detto il Siciliano (ma di attività in primo luogo milanese) per il coro di Santa Croce a Boscomarengo. [..] |
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