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LIBRO DELLA ORIGINE DELLI VOLGARI PROVERBI con manoscritti dell'autore |
| Dal genio cinziano nasce un'opera letteraria di straordinaria ricchezza, musicalità, inventiva e varietà. Introdotti da riferimenti storici e mitologici, i proverbi presentano maschere rinascimentali indimenticabili. Nei racconti ferve un'umanità viva, astuta, mai doma: personaggi che "non guardariano in faccia a Iesu Christo". Ironia e sarcasmo conducono attraverso vicende bizzarre e paradossali, con un'istanza ai valori che nulla concede al moralismo. Bersagli preferiti di Cynthio sono i disfrenati e gli aggabbadei, che fanno scempio di virtù invece di porgere il messaggio cristiano. E furono proprio questi rimandi clericali ad offendere la curia del tempo e suscitare le riserve dei benpensanti, portando all'inevitabile censura. Oggi, dopo cinque secoli, ritroviamo finalmente un capolavoro di genere. Un'opera il cui notevolissimo valore culturale rimane ancora intatto. Quantunque di non poca ammirratione et degne di laude il massimo principe et ottimo di tutto fattore Idio molte et divine et mortali cose abbia creato et a quelle variamente più et meno eccellentia, prestantia, gloria et divinitate impartito et donato, nessuna cosa (come chiaramente si vede) di tanta perfettione truovassi che, ad esso agguagliata, digradare non si veggia. Tal che ancora che alle stelle diversa potentia le aggia donato, splendor al sole et vagha chiaritade alla luna impartito et altre si l'universo di tanta beltate fregiato, fra cotante ammirande et cosi immense opere, unico di ogni perfettione, unico di ogni divinitate et ammiratione ha voluto risplendere, si che ad esso né mortal né divina cosa non si gli puote agguagliare, ché propriamente ad esso Idio conviene. Et quindi ee che tutte le rade cose et fuori della comune strada che fra mortali apparer suoleno sono come divine al mondo istimate et honorate; né questa oppenione tra moderni solamente ee stata in osservanza, ma da gli antichi ancora sempre approbata et sancita, i quali et mostri et portenti et altre simili generationi de ostenti che rade fiate sogliono tra gli huomini apparere come divine tenevano et adoravano. Sì che tanto innanzi questa istimatione ee di tempo in tempo andata che fina al giorno d'hoggi qualunque veggiamo o di sapienza o veramente li altri soverchiare d'ingegno et dalla comunitate allontanar, si questo come che uno terrestre idio azzimiamo et innalziamo, certamente da essa natura spinti et ammaestrati a sbindarci li occhi dell'intelletto et comprendere questi tali in sé avere qualche divinitate per la quale dalla moltitudine si veggono allontanarse et a quello che propriamente ee divino tenuto si sforzano di accostare che ee da gli altri la disguaglianza. Et di questo porria de molte et varia cose adducerne manifesta comprobatione, le quali, per ciò che rade foreno, ancora che di poca gratia phallerate et insignite si trovassero, li saggi huomini le hanno celebrate et in luce sparse, ché altrimenti nelle tenebre sariano forse perpetualmente giaciute. [..] |
INDICE DE GLI PROVERBI CHE CONTIENE LO LIBRO (grafia dei titoli come nel testo) La invidia non morite mai Ogni scusa ee buona pur che la vaglia Lettere non danno senno Chi non si può distender si ritragga Alli cani magri van le mosche Futuro caret Chi di gatta nasce sorge piglia La va da tristo a cattivo Ogni cosa ee per lo meglio Altri han le noci et io ho le voci Tu guardi l'altrui busca et non vedi il tuo travo Dove che 'l diavolo non può metter il capo gli mette la coda L'è fatto il becco all'occha Perfina li orbi se ne accorgeriano Chi pecora si fa lo lupo la mangia Chi non ha ventura non vada a pescar Si crede Biasio Non mi curo de' pompe pur che sia ben vestita Chi fa li fatti suo' non se imbrata le man Passato il tempo che Berta filava Meglio eе tardi che non mai A chi ha ventura poco senno basta Non ee più tempo di dar fen ad ocche Alli signali se cognoscono le balle Tu vai cercando Maria per Ravenna Chi vuol amici assai ne provi pochi L'ha offerto le arme al tempio Chi così vuol così si abbia Prima si mutta il pelo che si cambia il vezzo Chi troppo vuole da rabbia mor La le va drieto qual la matta al fuso Chi troppo si sotiglia si scavezza Il non ee oro tutto quel che luce Guastando s'impara Ogni cuffia scusa di notte Rebindemini Dove che 'l dente duol la lingua tragge Ciascun si aiuta con i suo' ferrizuolli Per via si contia soma L'occhio vuol la sua parte Ciascun tira l'acqua al suo molino La necessità non ha legge Fuge rumores Pissa chiaro et encaca al medico |
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