Piccola storia del TEATRO ALFIERI

Gli ultimi spettacoli andarono in scena nel 1979: una buona edizione del pirandelliano "Così è (se vi pare)", con la regia di Massimo Castri e l'interpretazione di Luisa Rossi e Virginio Gazzolo, qualche giorno dopo un lavoro in dialetto della compagnia astigiana di Nino Bonino e Beppe Eliantonio. Da poco era finito "Cinque sbarrato", ciclo di teatro d'avanguardia organizzato dal Mago Povero, che aveva portato per la prima volta ad Asti il duo Remondi-Caporossi.
Durante lo spettacolo di Pirandello sul palcoscenico, già contornato da un ponteggio di tubi, mancò la luce e la rappresentazione fu interrotta per una mezz'ora: segno che il vecchio, glorioso "Alfieri" non ne poteva proprio più, e che i lavori di restauro erano ormai irrinunciabili, anche se nessuno sapeva che in quel teatro non saremmo più entrati per 23 anni.
Fu allora, per far fronte a quella chiusura "provvisoria", che si cominciò a pensare ad Asti Teatro. L'Alfieri dimostrava tutti i suoi anni: costruito a tempo di record su progetto dell'ingegner Svanascini per impulso di Zaccaria Ottolenghi, non gradito in quanto ebreo dai palchettisti del vecchio ed angusto teatro di San Bernardino, il nuovo teatro venne inaugurato il 6 ottobre 1860 con il "Mosé" di Rossini ed il balletto "Enrico IV di Svevia".
Un primo intervento di restauro fu compiuto nel 1912, quando, eliminando la suddivisione degli ultimi due piani, fu creato quel grande loggione con le panche in legno che gli astigiani non giovanissimi che hanno frequentato il teatro ancora ricordano. Le decorazioni furono affidate ai pittori astigiani Giulio Musso, Anacleto Laretto e Paolo Arri, gli stucchi al torinese Quario.
Il teatro divenne di proprietà pubblica nel 1940, quando il senatore Giovanni Penna acquistò tutte le azioni dei palchettisti della Società Anonima Teatro Alfieri per cederle al Comune: questi affidò la gestione a Luigi Quaglia ed ai suoi eredi, a cui subentrò la famiglia Valenzano, fino a quando, nel 1976, la giunta comunale presieduta dal sindaco Vigna ne decise la gestione in proprio, continuata sino alla chiusura del 1979.
L'Alfieri ospitò di tutto: dai mitici veglioni agli incontri di lotta libera.
Ma soprattutto fu un tempio della prosa e della lirica. Impossibile elencare tutti i grandi nomi dello spettacolo passati al Teatro Alfieri, da Ruggeri a Randone a Gassman, che vi recitò l' "Adelchi" manzoniano: i cultori della lirica ricordano che qui si esibirono Lina Pagliughi, Tancredi Pasero, Carlo Bergonzi, Tito Schipa, Toti Dal Monte e soprattutto Aureliano Pertile, mitico protagonista di "Fedora" nel 1936.