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6 Recensioni HERBARIO NUOVO di Castore Durante
da LA REPUBBLICA giovedì 1 marzo 2001

L'ALFABETO DELLE ERBE
La cura naturale del nostro corpo ha origini antiche.
Un libro che esce ora in ristampa anastatica illustra come nel '500 un medico avesse anticipato certe mode.

Paolo Mauri

Alle erbe, ancora oggi, come da millenni, chiediamo la salute, il rimedio contro il dolore, le malattie, magari anche l'ansia. Lo facevano gli antichi e continuiamo a farlo noi nella convinzione che un estratto naturale sia di per sé buono e talvolta persino miracoloso, rispetto ai prodotti di sintesi, alla chimica che sovrintende ai preparati delle case farmaceutiche. Abbiamo ragione o abbiamo torto? Sono nel giusto i clienti delle erboristerie, sempre in crescita, sempre in espansione o sono soltanto degli ingenui che alimentano però un business di notevolissima entità? Hanno ragione e hanno torto insieme. Hanno ragione nell'individuare nella fitoterapia (la cura con le erbe) una pratica antichissima che l'uomo deve aver copiato dagli animali, istintivamente portati a cercare nelle erbe un sollievo al malessere e al dolore. La fitoterapia era ed è una scienza, tant'è vero che molte industrie farmaceutiche si servono di estratti da piante, erbe e fiori per i loro prodotti. Ciò che ha meno senso è, come si diceva, il pensare che le erbe, essendo naturali, siano più buone, più in armonia con il nostro corpo e con il nostro benessere. Ma è un fatto che gran parte degli uomini del nostro tempo, che ha così tante pretese scientifiche, vivano quotidianamente in una sorta di cultura magica, alimentata da certezze mai messe in discussione. Un modo per evitare di riflettere sull'immensa opera dell'uomo che, nel bene e nel male, ha rifatto il mondo, rimodellando la natura, al punto da essere poi lui il vero responsabile di molte evoluzioni e mutamenti e persino di molte catastrofi "naturali". Con le erbe, che non sono tutte buone e tutte sane, ci si può dunque tranquillamente avvelenare a voler tentare un "fai da te" della fitoterapia. Gli antichi lo sapevano e curiosamente noi lo sappiamo un po' meno, ci pensiamo un po' meno. Proprio in questi giorni viene riproposto in edizione anastatica e con un bell'apparato introduttivo l'Herbario nuovo di Castore Durante, medico e cittadino romano, secondo quanto recita il frontespizio. Libro di lungo corso, nato nel Cinquecento e più volte ristampato e integrato, dopo la scomparsa dell'autore, per ben centotrent'anni, tant'è che questa anastatica, che si deve agli editori Priuli & Verlucca, riproduce una rara edizione settecentesca conservata a Torino nel Museo di Scienze Naturali. (Introduzione e commentari di Giuliana Forneris e Annalaura Pistarino con saggi di Pierangelo Lomagno e Paola Lanzara, pagg. 121 il testo nuovo più 490 pagine circa il testo di Durante riprodotto. Il costo è un po' elevato, ma dimensionato all'opera, riprodotta in sole milletrecento copie ed è di 750.000 lire per esemplare ). Castore Durante era nato a Gualdo Tadino, in Umbria, nel 1529, studiò a Perugia e visse poi tra Perugia, Viterbo e Roma, dove diventò professore alla Sapienza e medico del papa Sisto V: quel Felice Peretti cui Nostradamus aveva (o più correttamente: avrebbe) pronosticato l'ascesa al soglio di Pietro quando era un semplice frate. Castore Durante aveva poi scritto, opera minore rispetto all'Herbario Nuovo che gli costò vent'anni di fatiche, anche un Tesoro della sanità pubblicato nel 1586 e con buon successo, visto che insegnava a mantenersi in buona salute con una serie di pratiche prescrizioni. L'Herbario molto doveva agli studi del senese Pier Andrea Mattioli che, a metà Cinquecento, aveva fatto il punto sul sapere botanico che veniva dal mondo classico ed aveva pubblicato un erbario, a detta degli esperti, magnifico e per l'epoca insuperato, rispetto al quale quello del Durante si presentava come più semplice e maneggevole. Confrontati agli erbari medievali, dove le piante erano raffigurate in modo simbolico e fatalmente schematico, visto che tutto veniva disegnato a mano, questi rinascimentali introducevano una rappresentazione realistica e maggiormente dettagliata e ormai facilmente riproducibile grazie all'avvento e diffusione della stampa. Come ci ricorda Pierangelo Lomagno nella sua già citata introduzione all'Herbario del Durante la medicina cinquecentesca si avvaleva degli studi di Paracelso e Fracastoro nonché delle ricerche anatomiche di Andrea Vesalio. Paracelso affermava che la radice di tutte le cose sono il sale, lo zolfo ed il mercurio ed ipotizzava un uomo microcosmo nel quale si riproducevano gli sconquassi abituali al macrocosmo.
L'epilessia era dunque, secondo lui, un parallelo umano del terremoto, l'ictus della folgorazione. Fracastoro studiò invece la sifilide, il morbo gallico, che in quel tempo imperversava e per combattere il quale furono studiate le nuove droghe arrivate, grazie alle esplorazioni geografiche e ai viaggi, dall'America, dall'Africa e dall'Asia.
Ordinato secondo l'alfabeto, l'Herbario di Castore Durante era dunque di facile consultazione e ad ogni voce era premessa una sorta di poesiola in latino che permetteva di ricordare più facilmente le proprietà di ogni erba descritta di cui vengono analizzate le virtù "di dentro", quando l'erba cioè viene usata per infusi o estratti da assumere, e quelle "di fuori", quando invece viene usata come impiastro in genere cicatrizzante. Vi è poi l'indicazione del luogo di provenienza e di acclimatazione e talvolta l'autore approfitta del luogo per introdurre informazioni non botaniche, come quando parla dell'amenissima Gualdo sua patria così bel governata da un certo cardinale. Molte delle informazioni contenute nell'Herbario sono oggi superate e persino l'impianto generale se si considera che la classificazione settecentesca di Linneo, fondamento della botanica moderna, è ancora di là da venire, ma il fascino rimane intatto: da scientifica che pretendeva di essere all'epoca sua, l'opera di Durante è diventata letteraria e artistica. E' oggi per noi la "tavola" dipinta, illustrata, di un sapere millenario colto in un punto particolarmente vivace del suo cammino. Un sapere che per forza di cose portava con sé verità e fandonie. Nell'edizione attuale sono state messe in evidenza nel capitolo introduttivo "fantasia e realtà" le notizie più inverosimili e clamorose. Avanti tutte c'è quello dell'"arbor dell'anitre" che viene data per "favolosa", ma degna d'essere riportata per il lettore curioso. Si tratta della leggenda che vede le anatre nascere nei mari scozzesi e inglesi dai legni putrefatti delle navi, a guisa di funghi. Viene poi la storia, attribuita ad Antonio Pigafetta e relativa ad un'isola vicina all'isola di Cimbabon (cioè Sambobon nel Borneo) secondo la quale c'è un albero le cui foglie, una volta cadute a terra, si mettono a camminare come se fossero vive, su due piedi corti e acuti che, strappati, non emettono sangue. C'è, ancora, un albero malinconico che fiorisce soltanto di notte e c'è la credenza, riportata anche dal Boccaccio in una sua novella, che la salvia si infetti per colpa delle serpi velenose o dei rospi che amerebbero ripararvisi sotto. Naturalmente dietro alle fantasie c'è sempre una possibile realtà: bachi da seta che trasportano le foglie cadute a terra, un particolare tipo di pianta con lungo peduncolo che può anche fissarsi a legni galleggianti nel caso degli alberi delle anatre. Ma perché rovinare le fantasie? Al riparo dalla necessità (dovuta ai contemporanei, non a noi che abbiamo ben altri strumenti) di essere veritieri, possiamo anche apprezzare queste leggende alla deriva. Ma persino quando si incrociano fantasie minori c'è il piacere sottile, per noi lettori moderni, di mettersi per un poco nei panni dell'uomo cinquecentesco. Dicono che chi si cosparge di succo di asparagi, riferisce Durante, non possa essere punto dalle api. E l'estratto di certe nocciole addirittura servirebbe a fermare i denti smossi insieme alla portulaca, che però, messa sopra il letto, serve anche a scacciare i fantasmi. Un repertorio posto alla fine del volume aiuta a rintracciare i rimedi per le più comuni malattie tra cui trionfano la dissenteria, le ferite, il trabocco di fiele. Il vino estratto dalla mandragola (o mandragora, come scrive Durante) permette di addormentare coloro a cui bisogna segare qualche membro o dargli fuoco senza che avvertano dolore. Durante non cita la commedia di Machiavelli, dove si dice che "non è cosa più certa ad ingravidare una donna che dargli bere una pozione fatta di mandragola", ma ricorda che i ciarlatani e i ciurmadori danno ad intendere alle donne sterili che mangiando mandragole potranno aver figlioli. Nella canzone che segue il secondo atto Machiavelli chiosa : "Quanto felice sia ciascun sel vede/ chi nasce sciocco ed ogni cosa crede!". I ladri, racconta ancora Durante, mettono i fiori della datura nei cibi e in questo modo fanno andar via di testa coloro che vogliono derubare, poiché essi "vengono in grandissime risa e in gran libertà". Tale alienazione dura appena un giorno. Per gli appestati c'è un rimedio facile: si mette un ducato d'oro o dei fogli di oro fino nel succo di limone e li si lascia lì ventiquattr'ore, togliendoli poi e bevendo la pozione. Castore Durante ci lascia dunque una miniera di notizie non solo sulle erbe e sulle piante, ma anche su ciò che ai suoi tempi si pensava e si favoleggiava intorno a loro. Sapere inutile? Sono convinto che per conoscere gli uomini del passato si debba tener conto delle loro scoperte, ma anche (forse soprattutto) delle loro illusioni. Che oggi ci fanno sorridere, come le nostre, certo non meno numerose e fantasiose, faranno sorridere quelli che verranno poi.

Castore Durante

HERBARIO NUOVO

editore PRIULI & VERLUCCA
edizione 2000
pagine 640
formato 23x33
edizione di lusso, rilegata in mezza pelle con nervature e ori sul dorso e con cofanetto di fattura manuale
tempo medio evasione ordine
ESAURITO

390.00 €
390.00 €

ISBN : 88-8068-164-8
EAN :
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