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Alberto
Viriglio
Nel campo della minuta storia locale e del folclore Alberto Viriglio (1851-1913)
occupa un posto di grande rilievo.
Come Costantino Nigra ha meritoriamente fatto per salvare il patrimonio
del canto popolare, Viriglio, con infinita pazienza e metodo, ha raccolto
e registrato migliaia di proverbi, modi di dire, giochi, canzoni, filastrocche,
indovinelli, consuetudini, tradizioni, ricette della medicina
popolare,
vocaboli dalle scherzose etimologie,toponomastiche dròle, sinonimie spiritose,
linguaggio «calembourique» (ch'a l'è un borich)...
Questo prezioso patrimonio popolare è stato raccolto da Viriglio bambino
dalla viva voce della nonna, personaggio mitico che ebbe lo stesso ruolo
che Giuseppe Pitrè riconobbe alla propria madre: «era la mia biblioteca
delle tradizioni popolari siciliane».
Ma per un cinquantennio - un arco di tempo tra il 1865, allorché il giovinetto
quindicenne intraprese indagini e ricerche con metodologia, sino alla
morte avvenuta nel 1913 - tutto ciò ch'egli ci ha trasmesso è frutto
della sua testimonianza personale.
Mezzo secolo dedicato a raccogliere instancabilmente frammenti e minuzie
per strapparli all'oblio e tramandarli, facendoli rivivere col fascino
della sua interpretazione, nei suoi deliziosi volumi: da Torino e i
torinesi a Torino Napoleonica, da Come si parla a Torino
a Voci e cose del Vecchio Piemonte che, pur essendo diviso per
argomenti, non è solo un libro da consultare, ma è tutto da leggere e
da gustare.
dal volume VOCI E COSE DEL VECCHIO PIEMONTE
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