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6 Edizioni FONDAZIONE CENTRO NAZIONALE DI STUDI ALFIERIANI - ALFIERI - Annali Alfieriani

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ANNALI ALFIERIANI - VIII
Alfieri e Petrarca - Questo volume raccoglie gli Atti della Giornata di studio svoltasi il 7 novembre 2002 presso l'Università di Padova e promossa dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni di Vittorio Alfieri 1999-2003 in collaborazione con il dipartimento di Italianistica dell'Ateneo patavino. L'iniziativa è stata [..]
CASA D'ALFIERI - 2005
pp. 140
formato 17x24
brossura
20.00 €
18.00 €
ANNALI ALFIERIANI - VII
[..]
CASA D'ALFIERI - 1999
pp. 184
formato 17x24,5
brossura
20.00 €
ANNALI ALFIERIANI - V
[..]
CASA D'ALFIERI - 1994
pp. 192
formato 17x24,5
brossura
20.00 €
ANNALI ALFIERIANI - IV
[..]
CASA D'ALFIERI - 1985
pp. 276
formato 17x24,5
brossura
20.00 €
ANNALI ALFIERIANI - III
[..]
CASA D'ALFIERI - 1983
pp. 210
formato 17x24,5
brossura
20.00 €
   
             


Il primo numero della rivista pubblicata dal Centro Nazionale di Studi Alfieriani risale al 1942.
A prescindere dall’introduzione di Vincenzo Buronzo, relativa al Contenuto politico del programma d’azione del Centro (fondato con Regio decreto nel 1937), colpisce l’apertura a contributi relativi alla presenza di Alfieri nelle letterature straniere, con due saggi, di Parducci, sulle traduzioni spagnole delle tragedie, e di Rossi, sul rapporto di Alfieri con il Portogallo. Caretti anticipava le riflessioni su una “nuova edizione dell’Epistolario”, rifacendosi alle edizioni precedenti, dal Teza al Milanesi, al Mazzatinti, nella convinzione che una nuova edizione dovesse richiedere “una lettura spassionata e penetrante”. Seguiva una sezione riservata agli “Alfieriani”, con interventi di Cazzani (su Carducci e Alfieri), Ciravegna (su Bodoni e Caluso) e Barolo (sul Caluso e il cardinale Stefano Borgia). Chiudeva la Rassegna Alfieriana 1940 di Cazzani. (1)
Il secondo numero riproduceva una struttura sostanzialmente analoga, (2) mentre, introducendo il terzo, a circa quarant’anni di distanza, nel 1983, Luigi Firpo, allora presidente del Centro, annotava: “Sappiamo tutti che da allora molte cose sono accadute, nel mondo delle lettere e nella nostra tormentata storia civile, ma poiché neppure l’ombra ci può sfiorare di un sospetto di nostalgia, possiamo con sereno animo rivendicare la sola continuità che ci sta a cuore, che è quella degli studi”.
Diventa dominante l’intento di pubblicare “le relazioni scientifiche, i rendiconti critici e bibliografici, i reperti documentari, dando conto dell’Edizione Nazionale”. Secondo questo progetto, si succedono i contributi di Fabrizi sui rapporti fra Alfieri e Marino; Filippo Di Benedetto su piccoli inediti e osservazioni varie; Roberto Marchetti, all’epoca direttore del Centro, sul rinvenimento di nuovi manoscritti alfieriani; di Marco Sterpos su una nuova edizione delle rime di Alfieri; di Van Neck su alcune curiosità relative al Saul, comprese le traduzioni in lingua straniera della tragedia. Sempre Van Neck anticipa un filone moderno di ricerca, quello relativo all’iconografia alfieriana, con un saggio sui ritratti di Alfieri al Castello di Masino. Chiudono il volume una nuova rassegna bibliografica, relativa agli anni 1978-‘81, e una ricognizione degli eventi culturali dal 1943 (anno del secondo volume della rivista) all’ ‘83. (3)
Il quarto numero vede la luce nell’ ‘85 e pubblica alcune delle relazioni tenutesi nel corso delle Giornate di studio alfieriane di Torino, nel novembre 1980, con interventi di Lanfranco Caretti su due lettere alfieriane; Barberi Squarotti sulle Satire; Joly sulla possibile lettura psicanalitica del teatro alfieriano. Fabrizi procede, come nel numero precedente della rivista, in una lettura interstestuale relativa ai rapporti fra Alfieri e Montaigne, mentre Van Neck amplia la riflessione su temi iconografici, con un'indagine relativa ai due ritratti dei nonni materni, posseduti dal Museo Alfieriano, opera della Clementina, la pittrice Maria Giovanna Battista Bussana, sposata con Giuseppe Bartolomeo Clementi, considerata la migliore ritrattista attiva a Torino. (4)
A dieci anni di distanza, nel ‘95, esce il quinto volume. Segna una tappa importante nella vita del Centro: la prima sezione della rivista contiene contributi di carattere teorico, come quello di Mattioda relativo a una possibile periodizzazione delle teorie della tragedia in Italia, ma si articola soprattutto in una serie di contributi che toccano i diversi aspetti della produzione alfieriana, dalla scrittura diaristica (Arnaldo Di Benedetto) al teatro tragico (Niccolò Mineo), dalla satira (Sterpos) alla commedia (Gorret). Non mancano letture intertestuali, come quella di Camerino (su Alfieri e Virgilio) e letture critiche dei testi, da parte di Paola Trivero (sulla Maria Stuarda) e, in particolare, ancora, da parte di Camerino (sulla Virginia).Viene introdotta la sezione di Varietà, che raccoglie interventi di taglio e contenuto informativo, su ricerche in corso, particolari eventi ecc. (5)
Analoga struttura mantiene, a tre anni di distanza, nel ‘98, il sesto numero, che si organizza fra contributi di carattere metodologico come quelli di Beatrice Alfonzetti (sulla “tipologia dello scioglimento” nelle tragedie alfieriane) e di Guido Santato (con il “saggio d’un commento alle ‘Satire’”) e letture alfieriane: quella diCarla Forno, sulla Cleopatra, e quella di Paola Trivero, sulla Rosmunda. Si amplia la sezione di Varietà, a ospitare aggiornamenti, curiosità, cronologie del teatro alfieriano. (6)
Il settimo numero edito, a un anno di distanza, nel 1999, comprende due saggi di apertura, di Daniela Cutino, sulle “strategie dei personaggi nella ‘Mirra’”, e di Angelo Fabrizi, su Alfieri e Tasso. Rientra nello schema imposto alla rivista la successione di due letture critiche, dellaRosmunda, da parte di Stefano Jacomuzzi, e della Sofonisba, da parte di Cristina Barbolani. Sempre ricca di interventi la sezione di varietà. (7)
Il numero otto della rivista, edito nel 2005, accoglie gli atti del Convegno tenutosi presso l’Università di Padova, su Alfieri e Petrarca, nel novembre 2002, promosso dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni Alfieriane. Gli studi, di Marziano Guglielminetti, Manlio Pastore Stocchi (vicepresidente dell’Ente Nazionale Francesco Petrarca), Giuseppe Velli, Carla Molinari, Guido Santato (coordinatore scientifico del convegno e curatore del volume) approfondiscono l’esame del rapporto con il grande modello petrarchesco, semprepresente ad Alfieri, e segnano un momento di incontro fra le Celebrazioni Alfieriane e quelle del settimo Centenario della nascita di Petrarca. (8)

1 – “Annali Alfieriani”, vol. I, Asti, Casa d’Alfieri, 1942, pp. 280.
2 – “Annali Alfieriani”, vol. II, Asti, Casa d’Alfieri, 1943, pp. 309.
3 – “Annali Alfieriani”, vol. III, Asti, Casa d’Alfieri, 1983, pp. 208.
4 – “Annali Alfieriani”, vol. IV, Asti, Casa d’Alfieri, 1985, pp. 274.
5 – “Annali Alfieriani”, vol. V, Asti, Casa d’Alfieri, 1994, pp. 189.
6 – “Annali Alfieriani”, vol.VI, Asti, Casa d’Alfieri, 1998, pp. 210.
7 – “Annali Alfieriani”, vol. VII, Asti, Casa d’Alfieri, 1999, pp. 182.
8 – “Annali Alfieriani”, vol. VIII, Asti, Casa d’Alfieri, 2005, pp. 137

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